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Prerequisiti del linguaggio – quali sono, perché sono importanti e come svilupparli

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Cosa sono i prerequisiti del linguaggio? Perché sono importanti? Come aiutare i bambini a svilupparli per diventare dei futuri comunicatori?

Quali sono i prerequisiti necessari perché il linguaggio possa evolvere in modo spontaneo, naturale e armonico?

Prerequisiti linguaggio: definizione

I prerequisiti del linguaggio sono tutte quelle abilità non verbali che il bambino deve possedere per poter iniziare a parlare.

Quali sono i prerequisiti del linguaggio?

1. Intenzionalità comunicativa

L’intenzionalità comunicativa è il prerequisito più importante per lo sviluppo del linguaggio e rappresenta il desiderio che i bambini hanno di voler comunicare, inizialmente con i gesti e poi con le parole.

Questa competenza si sviluppa molto presto nel bambino e diventa stabile dal 9 mese di vita.

Per questo motivo è molto importante osservare se il bambino, seppur con le sue modalità, cerchi di interagire con l’esterno.

In questo articolo spiego come stimolare e potenziare l’intenzionalità comunicativa nel bambino

2. Contatto visivo

Il contatto visivo è la capacità del bambino di guardare negli occhi un’altra persona.

Lo sguardo reciproco è una competenza comunicativa che si sviluppa precocemente perché permette al bambino di trasmettere il suo interesse per il mondo esterno grazie ai gesti, alle espressioni del viso e ai sorrisi.

Inoltre questa capacità aiuta il bambino:

  • ad interpretare e comprendere i segnali di comunicazione non verbale attraverso la mimica facciale;
  • ad osservare i movimenti della bocca dell’altro per poter provare ad imitare e ripetere ciò che vede aiutandolo, in futuro, a parlare.

3. Attenzione condivisa

L’attenzione condivisa, o congiunta , indica la condivisione triadica dell’attenzione tra due individui e un terzo oggetto o evento, che includono anche sguardi e gesti quali il dare, il mostrare e l’indicare con il dito.

Intorno ai 3 mesi di vita il bambino è in grado di mantenere il contatto visivo permettendo all’adulto di instaurare delle piccole “prime conversazioni”.

Verso i 10-11 mesi questa competenza si amplia e il bambino sviluppa l’attenzione condivisa che gli permette di imparare a condividere l’attenzione su un oggetto esterno (prerequisito fondamentale al poter “parlare di qualcosa”).

4. Rispetto dei turni

Non meno importante è il rispetto o l’alternanza dei turni, cioè la capacità di saper alternare momenti in cui parlare e intervenire nello scambio, a momenti in cui rimanere in ascolto. Questo prerequisito del linguaggio è fondamentale, senza di esso, infatti, il fanciullo non riuscirà a comunicare efficacemente.

5. Imitazione

L’imitazione è la competenza strumento cardine di ogni essere umano per poter imparare comportamenti nuovi.

Anche per quanto riguarda il linguaggio, il bambino apprende per imitazione dei movimenti delle labbra di chi gli parla e dei suoni che sente.

6. Uso di gesti comunicativi

I gesti comunicativi precedono le parole.

Verso gli 8-9 mesi compare uno dei primi gesti, quello dell’indicare, fondamentale per il bambino perché gli permette di fare delle richieste agli altri (“Mamma, dammi il latte!”) o per catturare la nostra attenzione (“Mamma, senti? Hanno suonato il campanello!”).

I bambini devono saper utilizzare l’indicazione:

  • per dirci cosa vogliono;
  • mostrarci qualcosa;
  • scegliere tra due o più alternative;
  • imparare ad associare a questi gesti le prime vocalizzazioni.

Dai 12 mesi circa compare anche un nuovo tipo di gesti, che sono chiamati “referenziali” o “rappresentativi”. Hanno origine sociale, nascono all’interno di routine sociali o di giochi con l’adulto e vengono appresi per imitazione: scuotere la testa per dire “no”, battere le manine per dire “bravo“,  fare il gesto del gioco del cucù … Questi gesti fanno da ponte per l’apprendimento del linguaggio perché hanno natura convenzionale, ma la loro portata esplicativa è limitata per la loro natura iconica.

7. Gioco simbolico

Il gioco simbolico consiste nel rappresentarsi mediante simboli, immagini, pensieri, qualcosa che non è presente e che non si può percepire (esempio il fatto che un animale che miagola venga definito da tutti “gatto” è una convenzione della nostra lingua).

Per imparare a parlare, il bambino deve imparare ad utilizzare qualcosa (le parole) in maniera simbolica (il loro significato). Questa competenza non si sviluppa immediatamente sul piano verbale, ed i bambini devono innanzi tutto essere in grado di attribuire una funzione simbolica ad un oggetto, e saper “far finta” che sia qualcosa di diverso.

Verso i 12 mesi il bambino inizia a giocare con gli oggetto attribuendogli un significato simbolico: per esempio se il bambino vuole giocare a fare il dottore e non ha gli strumenti, userà un nastro come stetoscopio, un bastoncino come termometro o siringa, un mattoncino lego per la scatola delle medicine e una scatola per la valigetta…e così via …

I bambini con un ritardo di linguaggio (dai un’occhiata ai segnali di rischio) possono sviluppare questa competenza con più lentezza rispetto agli altri bambini. In questo caso è consigliabile richiedere una consulenza professionale ad un logopedista.

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Apprendimento, Bambino, Linguaggio

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