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Compiti delle vacanze: Sono stati fatti? Sono utili?

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Fra circa un mese riaprirà la scuola ed ho iniziato a confrontarmi con colleghe che provengono da varie realtà scolastiche (scuole private, statali, bilingue di varie zone d’Italia), la discussione è caduta sull’argomento compiti delle vacanze: “Ma i tuoi alunni svolgono i compiti delle vacanze?”.

L’incertezza sull’utilità dei compiti a casa è una questione che accende sempre i nostri dibattiti ed ogni anno ci confrontiamo e leggiamo i vari saggi legati al tema.

I critici sull’opportunità di assegnare compiti durante il periodo delle vacanze sostengono che gli effetti positivi sul rendimento scolastico sono piuttosto scarsi, mentre gli effetti negativi sono molto più consistenti e riguardano le emozioni negative che scatenano nei bambini e nei genitori creando, a volte, conflitto all’interno della famiglia.

Nonostante questo, personalmente sono convinta che i compiti delle vacanze possano essere un  valido strumento educativo, essendo ormai noto che un calo degli apprendimenti scolastici si registra sempre quando si sospende anche per breve tempo l’attività scolastica.

Le tre ragioni a sostegno dell’assegnazione dei compiti:

         STABILIZZARE IL RENDIMENTO SCOLASTICO

Durante le vacanze, con tempi più rilassati, gli alunni possono consolidare e automatizzare alcune abilità che hanno iniziato a costruite ma che, se abbandonate per tre mesi, andrebbero perse.

Una piccola indagine condotta da un docente di scuola primaria su 106 bambini (dalla prima alla quarta) di un capoluogo di provincia dell’Italia centrale, ha fatto emergere come il rendimento scolastico venga influenzato dai compiti svolti durante il periodo estivo. I risultati, pur con lievi differenze fra le classi, indicano che chi svolge i compiti, in generale, non migliora le sue abilità, ma sostanzialmente le mantiene, sebbene con lieve decremento, mentre chi non li fa peggiora in misura maggiore degli altri.

         MOTIVARE E FAVORIRE L’AUTONOMIA

Una seconda ragione per assegnare compiti durante il periodo estivo è collegata alla motivazione: il bambino diventa “responsabile” del proprio operato, è motivato ad apprendere e a migliorare le sue competenze.

         CREARE UN RAPPORTO DI COLLABORAZIONE FRA SCUOLA E FAMIGLIA

Appare evidente che, soprattutto nella scuola primaria, l’atteggiamento dei genitori rispetto ai compiti incide notevolmente sull’atteggiamento dei bambini. Per questo motivo i docenti devono informare i genitori sulla quantità dei compiti ma, soprattutto, sugli obiettivi e l’impegno che richiedono.

 

Concludendo, utilizzando le parole di Cesare Cornoldi:

1.     I compiti delle vacanze sono necessari e possono essere belli e interessanti.

2.     Sono impegnativi, richiedono tempo ma danno soddisfazione.

3.     Sono una sfida per se stessi e completarli permette di consolidare gli apprendimenti precedentemente appresi.

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