Tutti la cantano, ma nessuno sa la verità | La filastrocca di Stella Stellina ha un segreto inquietante

Credevamo fosse italiana, ma “Stella stellina” viene da un'altra lingua e un passato sorprendente fatto di versi, fuoco e misteri.

Data:
15 Giugno 2025

Tutti la cantano, ma nessuno sa la verità | La filastrocca di Stella Stellina ha un segreto inquietante

Una ninna nanna così dolce da sembrare eterna

Tutti la conosciamo. “Stella stellina, la notte si avvicina” è probabilmente la prima filastrocca che un bambino italiano sente dalla voce della mamma o della maestra. Dolce, musicale, breve. Talmente familiare da sembrare nata insieme alla lingua italiana stessa. E invece no. Quella tenera sequenza di versi ha radici che affondano altrove, e la verità potrebbe lasciarti senza parole.

Secondo diverse fonti, la versione più antica del testo arriva dalla Francia del XVIII secolo, con un titolo che pochi si aspetterebbero: La petite étoile. Alcuni versi, infatti, combaciano quasi perfettamente con quelli della ninna nanna italiana, in particolare l’associazione tra la stella e il fuoco del focolare, che in epoca premoderna rappresentava la sopravvivenza, il calore, la sicurezza della notte.

Ma la versione originale era ben più cruda e diretta, e parlava di padri stanchi, madri lontane, e fame.

Una censura silenziosa l’ha trasformata in poesia per bambini

Nel passaggio dalla versione originale a quella cantata nelle camerette italiane, qualcosa di fondamentale è stato modificato. Le prime fonti italiane scritte che contengono “Stella stellina” risalgono alla prima metà del Novecento, in raccolte popolari curate da pedagogisti e insegnanti.

Il motivo è chiaro: rendere il testo adatto ai bambini piccoli, pur mantenendo una sorta di connessione archetipica con il mondo delle mamme e del sonno. Alcune analisi storiche suggeriscono che, nel passaggio, sono stati eliminati riferimenti a carestia, fatica, e assenza, che rendevano la filastrocca una vera e propria testimonianza sociale dell’Europa contadina.

Non era solo una ninna nanna, ma un codice narrativo per raccontare le difficoltà della vita, mascherato da dolce poesia. Le parole “la mucca è nella stalla, la pecora è nel prato” non sono semplici immagini bucoliche: erano segni di sicurezza, segnali per rassicurare un bambino che tutto era al suo posto. E questo veniva cantato in molte culture rurali, con varianti quasi identiche in Occitania, Vallonia e persino Romania.

Non è solo una filastrocca: è una traccia antica di protezione

Gli studiosi di folklore infantile e letteratura orale, come Bruno Bettelheim e Marina D’Amato, hanno sottolineato che molte filastrocche “innocue” nascondono mondi profondi, legati a emozioni ancestrali. “Stella stellina” non fa eccezione.

Il suo schema breve, ripetitivo, con immagini familiari, crea un’illusione di controllo sul mondo che crolla quando si spegne la luce. È, in altre parole, una preghiera laica, una formula magica per far sentire il bambino al sicuro. Il fatto che sia giunta a noi da altri paesi, cambiando volto ma mantenendo intatto il suo potere simbolico, non ne sminuisce il valore: anzi, lo amplifica.

Dimostra che certi bisogni – dormire senza paura, sapere che il fuoco è acceso, che la mamma è vicina – sono universali. E che la poesia, anche quella che sembra più semplice, può essere una chiave nascosta per leggere la storia dell’umanità.

Curiosità

In una variante francese ottocentesca della filastrocca, la stella non è “stellina” ma “l’œil de Dieu”, l’occhio di Dio. Un simbolo potente che veglia sul sonno dei bambini… e sul mondo intero.


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Ultimo aggiornamento

30 Maggio 2025, 12:12

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