Un gioco per bambini ormai dimenticato | Ecco quale e perché ha plasmato generazioni di piccoli geni

Con vecchi vestiti nasce il gioco più potente di sempre: stimola empatia, linguaggio e creatività come nessun altro.

Data:
24 Agosto 2025

Un gioco per bambini ormai dimenticato | Ecco quale e perché ha plasmato generazioni di piccoli geni

Il potere nascosto di una vecchia camicia (che non avresti mai immaginato)

Prendi una vecchia giacca del nonno, una sciarpa sfilacciata o un cappello da pioggia anni ’90. Ora consegnali a un bambino. Quello che accade nei minuti successivi non è solo un gioco, ma un vero laboratorio di sviluppo emotivo, linguistico e cognitivo.

Si chiama “gioco del come se”, ed è uno degli strumenti più potenti (e sottovalutati) per stimolare la crescita nei bambini dai 2 ai 7 anni. Lo dice anche l’Università di Cambridge: “Il gioco simbolico è il primo teatro della mente”. Travestirsi significa entrare in un ruolo, immaginare mondi alternativi, risolvere problemi, allenare empatia.

È come se il cervello costruisse un piccolo palcoscenico su cui tutto è possibile. Una camicia diventa un mantello da re, una borsa rotta una valigetta da medico, un paio di scarpe grandi una scusa per zoppicare e inventare un personaggio.

Ecco perché anche Maria Montessori vedeva nel travestimento una forma di apprendimento attivo: perché il bambino “diventa” qualcosa, non lo imita soltanto.

Travestirsi non è un passatempo: è un’esplosione di competenze in atto

Non è un caso che molte scuole dell’infanzia abbiano un angolo “travestimenti”. I benefici sono misurabili: secondo una ricerca del National Institute for Play (USA), i bambini che praticano frequentemente giochi simbolici (come travestirsi) sviluppano un vocabolario più ricco, una maggiore intelligenza emotiva e migliori capacità di narrazione.

È come se stessero continuamente scrivendo e recitando una storia… ma nella loro testa! Il bello? Serve pochissimo. Basta una scatola piena di vestiti smessi, cinture, vecchi occhiali, guanti, borsette o camicie da notte, possibilmente messi a disposizione in modo libero. Il bambino sceglie, prova, abbina, crea personaggi, immagina contesti. Alcuni diventano pompieri, altri pirati o cuochi.

E, in modo del tutto spontaneo, iniziano anche a giocare in gruppo, a darsi ruoli, a negoziare regole. Tutto questo avviene senza bisogno di alcun intervento adulto, se non quello – fondamentale – di non interferire troppo.

Se vuoi un consiglio pratico: raccogli 10-15 capi usati in una cesta a vista. Vedrai il miracolo accadere da solo.

Una valigia di ricordi che diventa futuro

E poi c’è l’aspetto emotivo, quello più profondo e invisibile. Perché travestirsi, a volte, significa anche rimettere in circolo storie di famiglia, oggetti che hanno un odore, un passato, un racconto.

Un bambino che indossa la giacca del papà o il foulard della nonna non solo gioca: si connette, si radica. È un modo potentissimo di fare esperienza, di vivere legami, di costruire un’identità.

In un’epoca in cui tutto è digitale, un vestito vero addosso vale più di mille filtri su uno schermo. Questo tipo di gioco sviluppa anche la teoria della mente, ovvero la capacità di mettersi nei panni degli altri – abilità chiave per il futuro relazionale e sociale del bambino.

Insomma: la prossima volta che sei sul punto di buttare una camicia vecchia… pensa due volte. Per tuo figlio potrebbe diventare il primo passo per diventare un astronauta, un veterinario o un supereroe. Non è solo un gioco: è un mondo intero dentro un cappello.

Curiosità

Nel 1945 la pedagogista americana Vivian Paley portò per la prima volta una “valigia dei travestimenti” nella sua classe di bambini di 4 anni. Il risultato fu così sorprendente – i bambini crearono una storia collettiva lunga 3 mesi – che il metodo fu adottato in decine di scuole.

Oggi quel baule è conservato al Chicago Center for Early Childhood Education come uno degli strumenti educativi più rivoluzionari del Novecento.


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Ultimo aggiornamento

30 Maggio 2025, 11:55

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