Sporcano, rovesciano, lasciano tutto in giro | Perché i bambini piccoli sono così disordinati
Dietro al disordine dei bambini non c’è maleducazione. La scienza spiega perché fanno così e perché va bene così.
Data:
19 Aprile 2025
Non è ribellione, è esplorazione
Ogni genitore e ogni maestra ci sono passati: entri nella stanza e trovi giocattoli ovunque, vestiti ovunque, magari anche pezzetti di carta o pennarelli senza tappo. Ti volti un attimo, e quello che era un angolo ordinato diventa un campo di battaglia. Ma quello che sembra caos, per un bambino piccolo è spesso uno spazio di scoperta e libertà. I bambini nei primi anni di vita non sono ancora biologicamente in grado di organizzare spazio e tempo come un adulto.
Secondo il neuropsichiatra infantile Daniel Siegel, coautore del celebre libro The Whole-Brain Child, il cervello dei bambini piccoli è ancora in piena fase di costruzione: la corteccia prefrontale – l’area che regola pianificazione, ordine e controllo degli impulsi – non è completamente sviluppata prima dei 6-7 anni. Questo significa che, letteralmente, non possono ancora essere ordinati in modo spontaneo. Il loro cervello è dominato dalla curiosità, dal movimento e da un’urgenza di toccare, aprire, buttare e smontare. Il disordine non è un errore: è parte del processo di apprendimento.
Quando il caos diventa apprendimento attivo
Il disordine nei bambini non è solo una fase, ma uno strumento di crescita. Toccare, spostare, rovesciare e mischiare sono azioni che sviluppano abilità motorie, sensoriali e cognitive. Secondo la pedagogista e scrittrice Maria Montessori, i bambini imparano attraverso l’esperienza diretta, che spesso include anche il disordine. Non si tratta di disobbedienza, ma di sperimentazione naturale.
Ad esempio, un bambino che svuota tutti i contenitori di una cucina giocattolo non sta semplicemente creando confusione: sta allenando la coordinazione occhio-mano, osservando relazioni causa-effetto, sviluppando la capacità di categorizzare oggetti. Anche in classe, il “casino” post-lavoretto può sembrare un problema, ma spesso indica che i bambini erano immersi nell’attività.
La cosa più importante è accompagnare il disordine con routine di riorganizzazione, senza punizioni né aspettative irrealistiche. I bambini imparano osservando gli adulti, e se vedono che riordinare è parte del gioco e non una punizione, lo interiorizzano con naturalezza.
Ordine sì, ma rispettando i tempi di sviluppo
Pretendere che un bambino piccolo sia ordinato come un adulto è una forzatura che può creare frustrazione e senso di inadeguatezza. Lo psicologo americano Erik Erikson, noto per la sua teoria delle fasi psicosociali, ha individuato tra i 2 e i 4 anni la fase in cui i bambini sviluppano il senso di autonomia vs. vergogna. Se il disordine viene continuamente corretto con rimproveri rigidi, il bambino può interiorizzare la sensazione di “non andare mai bene”.
Al contrario, se lo si guida con affetto e coerenza, si sentirà libero di sperimentare e allo stesso tempo sicuro nel sapere che l’adulto è lì a dargli un perimetro chiaro. L’obiettivo non è avere stanze da catalogo Ikea, ma bambini che crescono in ambienti stimolanti e accoglienti, in cui anche il disordine può essere un segno di vita e vitalità. Nel tempo, l’ordine arriverà: quando il cervello sarà pronto, quando l’emulazione degli adulti prenderà piede, quando il gioco si trasformerà in responsabilità. Ma prima di tutto questo, serve lasciare spazio al caos creativo della crescita.
Curiosità
Uno studio condotto all’Università dell’Iowa ha dimostrato che i bambini imparano più rapidamente il nome degli oggetti quando possono manipolarli liberamente anche in situazioni disordinate. Il disordine, quindi, non è un ostacolo ma un acceleratore dell’apprendimento nei primi anni di vita.
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Ultimo aggiornamento
14 Aprile 2025, 13:47
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