Quando il passato si rifà vivo | I giochi dimenticati che stanno tornando nei cortili

Giochi senza tecnologia, semplici ma geniali: ecco come si divertivano i bambini 100 anni fa e perché dovremmo riscoprirli oggi.

Data:
24 Luglio 2025

Quando il passato si rifà vivo | I giochi dimenticati che stanno tornando nei cortili

Un mondo senza tablet: eppure si rideva di più

C’erano una volta bambini che non avevano schermi, console, né plastica colorata, eppure ridevano a crepapelle ogni giorno. Correva l’inizio del ‘900: le strade erano polverose, i cortili pieni di voci e le mani sempre sporche di terra.

E proprio lì nascevano i giochi più incredibili che l’infanzia ricordi. “Campana”, “Un due tre stella”, “Acchiapparella”, “Il gioco dell’elastico”… sembrano parole venute da un altro tempo, ma erano vere e proprie scuole di socialità, coordinazione e creatività. Nessuno ti spiegava le regole: imparavi guardando, sbagliando, imitando. Non servivano app: bastava un gessetto, una corda o due mani veloci.

E non era solo divertimento: in quei giochi si forgiava il carattere, si imparava a perdere, a rispettare turni, a mediare i litigi. Oggi i cortili sono silenziosi, invasi da notifiche. Ma quei giochi, proprio quelli lì, sono pronti a tornare.

I giochi che educavano senza sembrare scuola

Molti di questi passatempi avevano un potere nascosto: educavano senza che il bambino se ne accorgesse. “Campana” (o “mondo”), ad esempio, insegnava equilibrio, logica spaziale e contare. “Un due tre stella” richiedeva autocontrollo e attenzione visiva.

Il “gioco della settimana”, tracciato a gesso sui marciapiedi, era una palestra psicomotoria a costo zero. Le corde da saltare stimolavano ritmo e resistenza, mentre i giochi con gli elastici allenavano precisione e coordinazione tra arti inferiori e superiori.

La lista è lunghissima: “palla avvelenata”, “nascondino”, “mosca cieca”, “bandiera”, ognuno con la sua versione regionale. Alcuni, come il gioco del fazzoletto o delle biglie, affondano addirittura le radici nell’Antica Roma e nel Medioevo.

Oggi vengono riscoperti da educatori e pedagogisti perché insegnano soft skills, alimentano la fantasia e soprattutto tolgono i bambini dall’isolamento digitale. E sai qual è la parte migliore? Sono gratis, sostenibili e possono essere praticati ovunque: cortili, giardini, palestre, perfino in classe.

Torniamo a sporcarci le mani

Ritornare a questi giochi non è nostalgia. È una scelta educativa rivoluzionaria. In tempi in cui i disturbi dell’attenzione e l’obesità infantile sono in aumento, saltare, correre, inventare regole sono atti di ribellione sani.

Sempre più scuole stanno riscoprendo i “giocattoli poveri” e li integrano nella didattica: si gioca con i sassi, si lanciano cerchi fatti di camere d’aria, si usano rametti per gareggiare in corsa. Alcuni istituti hanno creato veri “cortili storici” dove si riproducono le dinamiche ludiche di inizio Novecento, anche con costumi d’epoca.

Non serve tornare indietro nel tempo: basta uscire di casa e lasciare che i bambini si incontrino. Perché il gioco, quello vero, non ha bisogno di caricabatterie. Solo di risate.

Curiosità

Sai qual era uno dei giochi più diffusi in Italia 100 anni fa? Si chiamava “Lippa”, e bastavano due bastoncini di legno: uno lungo e uno corto. Il corto veniva lanciato con un colpo secco del lungo, come in una mini-partita di baseball.

Era così amato che nel 1931 fu vietato in alcune città perché rompeva vetri e creava troppi assembramenti di bambini urlanti. Altro che TikTok.


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Ultimo aggiornamento

30 Maggio 2025, 11:52

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