Non crederai a cosa usavano i bambini romani | Giocattoli misteriosi che nessuno ti ha mai raccontato
Scopri i sorprendenti giochi dei piccoli Romani: altro che noia, tra miniature da guerra, bambole snodate e magia a dadi!
Data:
23 Luglio 2025
Bambole con articolazioni, trottole di terracotta e armi da gladiatore: il sorprendente mondo del gioco infantile romano
Altro che schermo touch o videogiochi ipnotici: i bambini dell’antica Roma si divertivano con oggetti che oggi sembrano usciti da un film fantasy, ma che erano parte della loro quotidianità.
Le bambole, ad esempio, non erano semplici pezzi di legno grezzi, ma vere e proprie miniature snodabili, costruite in avorio, osso o terracotta, con arti mobili e dettagli scolpiti. Alcune erano corredate di vestiti, piccolissimi gioielli e perfino pettini.
Si trattava di oggetti spesso sepolti accanto alle bambine, simbolo di affetto e passaggio all’età adulta. Ma non c’erano solo giochi per le femmine: i maschietti impazzivano per i “gladiatori in miniatura”, soldatini in bronzo o argilla che riproducevano le pose eroiche degli scontri nell’arena.
La guerra era spettacolo e mito: i piccoli crescevano maneggiando spade di legno, scudi minuscoli e perfino catapulte giocattolo. Questi oggetti non erano solo divertimento: erano strumenti educativi, preparavano i futuri cittadini (e soldati) dell’impero.
Dadi, noccioli e trottole: i giochi da tavolo prima di Monopoli
I piccoli Romani non si limitavano al gioco fisico: adoravano anche le sfide di ingegno e fortuna. Tra i giochi più diffusi c’erano i tali e i tesserae, ovvero dadi realizzati in osso o bronzo. Ma attenzione: non erano semplici cubetti numerati, bensì strumenti usati anche per predire il futuro e comunicare col divino. Spesso i bambini li usavano in giochi chiamati “ludus duodecim scriptorum” o “tabula”, simili al backgammon.
E poi c’erano i noccioli di pesca usati per contare, lanciare o collezionare: piccoli oggetti multifunzione con cui i bambini creavano sfide complesse. Le trottole erano altrettanto popolari: di legno tornito, spesso decorate, alcune producevano suoni durante la rotazione.
Un gioco chiamato “trochus” consisteva nel far rotolare un cerchio di ferro con l’aiuto di un bastone: semplice, dinamico, coinvolgente. In ogni strada romana, da Ostia a Pompei, si potevano trovare segni incisi nel marmo per giochi simili a tris o dama. Era l’infanzia che si stampava nella pietra.
Un’infanzia tutt’altro che ingenua: gioco, status e magia
Il gioco, nell’antica Roma, non era mai solo un passatempo. Molti giocattoli riflettevano lo status sociale: le bambole più elaborate appartenevano alle figlie delle famiglie ricche; i bambini plebei giocavano con oggetti ricavati da materiali poveri come fango, stracci e legno grezzo.
Ma tutti, indistintamente, avevano accesso a forme ludiche legate al mondo della magia e delle credenze popolari. Alcuni dadi avevano incisioni propiziatorie, altri giochi erano accompagnati da filastrocche rituali. Il confine tra gioco e superstizione era sottilissimo.
Alcune bambole, addirittura, erano usate come amuleti contro il malocchio. Il gioco era anche rito di passaggio: al compimento dei 14 anni, i maschi romani donavano i propri giocattoli agli dei, a simboleggiare l’ingresso nella vita adulta. Un gesto potente, emotivo, solenne. Un bambino romano non cresceva solo con giochi: cresceva attraverso i giochi.
Curiosità: il primo “gioco da tavolo” della storia romana… era inciso nei marciapiedi
In molte città romane, come a Pompei, sono state trovate incisioni nei marciapiedi simili a un tris moderno: tre linee verticali e tre orizzontali.
Gli archeologi ritengono che i bambini (e forse anche gli adulti) si sedessero per strada e giocassero con pietruzze, conchiglie o pezzi di terracotta. Erano i primi “giochi da tavolo pubblici” dell’umanità… letteralmente scolpiti nella storia!
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Ultimo aggiornamento
30 Maggio 2025, 11:52
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