Le Indicazioni Nazionali per il curricolo sull’insegnamento della lingua straniera

Le Indicazioni Nazionali per il curricolo sull’insegnamento della lingua straniera

di Stefania Feriti docente presso la scuola primaria bilingue Little England di Brescia

Nel contesto italiano, per quanto riguarda le lingue straniere, le Indicazioni per il curricolo partono da un’attenta analisi del nuovo scenario sociale e culturale. La scuola valorizza la varietà linguistica, garantendo a tutti la possibilità di apprendere lingue diverse dalla propria, la cui padronanza è una premessa indispensabile perché i contatti tra persone che appartengono a nazioni e culture diverse siano fruttuosi.

La padronanza delle lingue consente di agire e interagire più consapevolmente nella società democratica nel rispetto di altre identità culturali ed è indispensabile per realizzare una collaborazione al di là delle rispettive differenze, che sta alla base della convivenza civile. Le lingue sono necessarie per preparare l’individuo ad “affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri”. Gli obiettivi di apprendimento sono definiti in termini di competenze generali che devono essere precisate dai docenti in una prospettiva interculturale e comunque “a partire dalla persona che apprende”, in relazione costante con i bisogni fondamentali e i desideri degli apprendenti, valorizzando “le diverse identità e radici culturali”.

Nella scuola primaria, l’apprendimento della prima lingua straniera è finalizzato a fare acquisire capacità di comunicazione orale di base e ad assicurare un primo contatto con la lingua scritta tramite la lettura per arrivare successivamente all’elaborazione di testi semplici.

In particolare, per quanto riguarda le lingue straniere, la continuità tra gradi e cicli di istruzione e la trasversalità degli insegnamenti/apprendimenti mira sin dall’inizio a sviluppare negli studenti convinzioni, atteggiamenti e motivazioni positive e produttive nei confronti:

  • delle lingue e delle diverse culture;
  • di se stessi in quanto individui che possono e vogliono (continuare a) imparare;
  • dei processi di apprendimento.

Obiettivo di apprendimento del curricolo plurilingue è l’acquisizione di una competenza comunicativa che consenta interazioni con interlocutori e in contesti diversi, vale a dire una “competenza plurilingue e pluriculturale”.

Gli Obiettivi delineano, seppure in modo relativamente generale, anche il contesto d’uso e sono formulati in termini di prestazioni verificabili. Vengono infatti indicati:

  • quali possono essere le attività linguistico-comunicative da sviluppare (ricezione, produzione e interazione, orali o scritte) e a quale livello ci si aspetta che vengano sviluppate
  • il livello di complessità dei contesti e degli argomenti da sviluppare: contesti di esperienza diretta nei quali si interagisce informalmente con interlocutori più o meno distanti socialmente affrontando argomenti che da concreti diventano via via più astratti
  • il grado di fluenza e di correttezza attesa nella produzione linguistica degli alunni: la presenza di esitazioni, errori linguistici e comunicativi, infrazioni alle convenzioni nel parlato e nello scritto, l’attenzione all’interlocutore, etc.

Per diventare realmente operativi gli obiettivi hanno però bisogno di essere ulteriormente declinati. Con l’aiuto del Quadro comune europeo si possono definire in modo analitico gli argomenti su cui gli alunni devono saper comunicare, gli interlocutori con cui devono imparare a interagire, i testi che devono essere capaci di leggere e di scrivere. Tali scelte, come si è già detto, devono rispondere a motivazioni e interessi degli alunni e tener conto di vocazioni territoriali particolari. È dunque compito degli e istituzioni scolastiche e quindi gli insegnanti:

  • decidere su quali attività linguistico-comunicative imperniare il curricolo. Volendo definire un curricolo che risponda ai bisogni degli apprendenti e che tenga conto di capacità e conoscenze già possedute dai singoli è anche possibile ipotizzare percorsi differenziati, per tenere conto di apprendenti già capaci di realizzare alcune attività comunicative che dovranno potenziarne altre;
  • definire gli argomenti su cui tali attività verranno sviluppate;
  • definire i contesti comunicativi nei quali tali attività si esplicheranno: quali eventi, quali interlocutori, quali argomenti, quali testi, quali contesti scegliere? contesti di esperienza diretta o indiretta nei quali si interagisce informalmente o formalmente con uno o più interlocutori più o meno distanti socialmente?;
  • scegliere generi e tipi testuali, indicando quindi i canali (diretti o indiretti, orali o scritti) attraverso i quali i messaggi vengono trasmessi, recepiti o scambiati;

Ad oggi, molti sono stati i proclami relativi all’importanza della lingua straniera fin dai primissimi gradi di istruzione, ma poche le azioni effettivamente intraprese. Nel settembre 2014 il governo Renzi, all’interno del programma “La Buona Scuola” ha annunciato un nuovo impulso all’insegnamento dell’inglese fin dalla scuola dell’infanzia. Si auspica che la promozione di un’educazione che sia il più possibile bilingue non resti anche in questo caso un’ottima promessa con, purtroppo, scarse applicazioni pratiche.

 

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