La verità dietro questi versi sta sconvolgendo chi li riscopre | Le filastrocche della nonna e il lato oscuro che nessuno conosce

Dietro le filastrocche della nonna si nascondono lezioni potentissime. Scopri perché educano meglio di un'intera biblioteca.

Data:
21 Maggio 2025

La verità dietro questi versi sta sconvolgendo chi li riscopre | Le filastrocche della nonna e il lato oscuro che nessuno conosce

Molto più che rime: le filastrocche erano (e sono) scuola di vita

“Ambarabà ciccì coccò…” Non serviva una lavagna, bastava la voce della nonna. Le filastrocche popolari, quelle che oggi sembrano solo giochetti, erano in realtà strumenti potentissimi di educazione e trasmissione culturale.

Secondo numerosi studi etnolinguistici – tra cui quello condotto dall’Università di Bologna sul folklore infantile – queste rime avevano la funzione di allenare la memoria, la musicalità linguistica, la coordinazione motoria e perfino la logica.

“Stella stellina, la notte si avvicina…” non è solo dolce: è una narrazione strutturata con schema, ritmo e sequenza temporale. I bambini imparavano a prevedere, ordinare, comprendere simboli.

Le parole, la musicalità e i gesti si saldavano nel cervello come un incantesimo educativo. La filastrocca, in fondo, è il primo algoritmo emozionale che un bambino impara a decifrare.

Nascoste dietro la rima: regole sociali, emozioni e identità

Dietro “giro giro tondo” non c’è solo un gioco: c’è l’idea della ciclicità, del gruppo, del finale prevedibile ma sorprendente (tutti giù per terra!). Le filastrocche educavano al tempo, al rispetto delle regole, alla gestione dell’attesa, elementi fondamentali nello sviluppo del bambino secondo la pedagogia moderna.

Come spiega la prof.ssa Francesca Gallina, docente di Didattica dell’infanzia all’Università di Genova, le rime della tradizione attivano competenze trasversali: linguaggio, ritmo, empatia e autocontrollo.

Inoltre, le filastrocche veicolavano emozioni difficili da spiegare: la paura (come in “bubu settete!”), il coraggio, la malinconia. Raccontavano i mestieri, le stagioni, le relazioni. E ogni nonna, con la sua voce e il suo accento, trasformava la filastrocca in un passaggio di identità familiare e culturale.

Curiosità: le neuroscienze stanno riscoprendo il potere delle filastrocche

La scienza moderna conferma ciò che la saggezza popolare sapeva da secoli.

Uno studio pubblicato sul Journal of Child Language ha dimostrato che i bambini esposti quotidianamente a filastrocche sviluppano capacità fonologiche e lessicali superiori, aprendo la strada a migliori risultati nella lettura e nella scrittura.

Ma non solo: l’effetto calmante del ritmo ripetitivo stimola la produzione di serotonina, creando benessere emotivo. In altre parole? Quelle rime antiche erano pillole di felicità e intelligenza travestite da canzoncine. Forse è il momento di rispolverare quel vecchio quaderno della nonna: dentro c’è più pedagogia di quanto pensiamo.


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Ultimo aggiornamento

20 Maggio 2025, 09:42

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