Tutti credono di conoscerla, ma è tutta una bugia | La verità inquietante su Cappuccetto Rosso che ti sconvolgerà

Cappuccetto Rosso non era per bambini: la prima versione è una storia inquietante e piena di simboli, pensata per un pubblico adulto.

Data:
31 Agosto 2025

Tutti credono di conoscerla, ma è tutta una bugia | La verità inquietante su Cappuccetto Rosso che ti sconvolgerà

Non era una fiaba per bambini e non c’era nemmeno il lieto fine

Quando pensiamo a Cappuccetto Rosso, immaginiamo una dolce bambina col mantello rosso, il cestino, la nonna e il lupo.

Ma la prima versione scritta della storia era completamente diversa. Niente bambina ingenua, niente lieto fine e, soprattutto, niente salvataggio da parte del cacciatore.

La fiaba nasce in Francia nel Seicento, raccontata oralmente dalle contadine. L’eroina non era una bimba, ma una giovane donna sola, che attraversava un bosco simbolico — spesso interpretato come una metafora del passaggio all’età adulta — e che, nella prima versione di Charles Perrault (1697), veniva divorata dal lupo… e basta.

Fine della storia. Nessun lieto fine, nessuna redenzione. Era un monito per le ragazze a “non fidarsi degli uomini-lupi”, cioè di predatori travestiti da cortesi gentiluomini.

Una storia pericolosa, ribelle e piena di simboli nascosti

Il cappuccio rosso stesso non era un vezzo infantile, ma un simbolo di ribellione. Il rosso, colore della passione, del sangue e della femminilità, indica chiaramente che la protagonista è una donna in età fertile, non una bambina innocente.

Alcuni studiosi (tra cui Jack Zipes, storico della fiaba) sottolineano come il racconto originale fosse una critica sociale e sessuale, destinata a un pubblico adulto e tramandata da donne a donne.

Il lupo rappresentava il potere maschile predatorio, la ragazza era spesso vista come una figura che sceglie consapevolmente di ascoltare o disobbedire. Il fatto che nella versione di Perrault lei si tolga i vestiti e si metta a letto con il lupo non è un dettaglio da poco, ma un potente simbolo di seduzione, paura e perdita dell’innocenza.

I fratelli Grimm, un secolo dopo, riscrissero la storia addolcendola, inserendo il cacciatore e rendendola educativa per i bambini dell’Ottocento.

La verità dimenticata e la curiosità che nessuno ti racconta

La fiaba, così come la conosciamo oggi, è frutto di secoli di censure, adattamenti e rimaneggiamenti per renderla più digeribile al pubblico infantile. Ma il racconto originale di Cappuccetto Rosso era tutto fuorché una favola per dormire tranquilli.

Era un grido silenzioso, tramandato da generazioni di donne che parlavano della paura, del pericolo, ma anche della libertà.

Ecco la curiosità finale: in alcune versioni italiane orali raccolte in Toscana e Sicilia, la protagonista inganna il lupo, lo fa addormentare e lo uccide con un coltello nascosto nel grembiule.

Nessun cacciatore, nessun uomo a salvarla. Solo lei. Forte, intelligente, rossa e padrona del suo destino.


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Ultimo aggiornamento

30 Maggio 2025, 11:56

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