TV, tablet e videogiochi fanno male ai bambini? Cosa dicono gli esperti nel 2026
TV, tablet e videogiochi fanno male ai bambini? I dati Istat 2026 e i consigli dei pediatri per un uso equilibrato degli schermi in famiglia
«Mamma, posso giocare ancora cinque minuti?». La partita alla console non è finita, il cartone animato è arrivato alla parte più bella e il tablet sembra avere sempre qualcosa di nuovo da mostrare. Intanto, sul tavolo aspettano i compiti, fuori c'è ancora un po' di luce e la cena è quasi pronta.
È una scena che molte famiglie conoscono bene. Da una parte c'è il desiderio di lasciare ai figli qualche momento di divertimento, dall'altra la preoccupazione che videogiochi, televisione e dispositivi digitali possano influenzare la loro crescita.
Ma gli schermi fanno davvero male ai bambini? Oppure il problema dipende soprattutto da come, quando e quanto vengono utilizzati?
Nel 2026 nuovi dati italiani e raccomandazioni pediatriche offrono indicazioni interessanti. E aiutano a superare una convinzione troppo semplice: non tutto ciò che passa attraverso uno schermo è necessariamente dannoso, ma nemmeno tutti i contenuti possono essere considerati innocui.
Videogiochi e bambini: cosa rivelano i nuovi dati Istat del 2026?
I videogiochi sono ormai una delle forme di intrattenimento più diffuse tra bambini e ragazzi.
Secondo il rapporto Istat sui giochi e videogiochi, pubblicato il 3 settembre 2026, nel 2024 il 29,7% della popolazione italiana dai tre anni in su aveva utilizzato almeno un videogioco nei dodici mesi precedenti.
Le percentuali diventano molto più elevate durante l'infanzia.
Tra i bambini dai tre ai cinque anni, il 35,5% aveva giocato almeno una volta. La quota saliva al 68,8% tra i sei e i dieci anni e raggiungeva il 78,6% tra gli undici e i quattordici anni.
Sono numeri che raccontano quanto il videogioco sia entrato nelle abitudini delle nuove generazioni.
Attenzione, però: i dati indicano chi ha giocato almeno una volta nell'arco dell'anno, non quanti bambini trascorrano quotidianamente molte ore davanti alla console.
Un altro elemento interessante riguarda gli acquisti digitali. Sempre secondo l'indagine Istat, tra i videogiocatori online di almeno undici anni, il 41% utilizza giochi che permettono di spendere denaro per acquistare contenuti o avanzare più rapidamente. Di questo gruppo, il 47,9% dichiara di aver effettivamente effettuato acquisti almeno qualche volta.
Per i genitori, quindi, la questione non riguarda soltanto il tempo di gioco, ma anche i contenuti, le interazioni online e le possibili spese.
Videogiochi e TV fanno davvero male? La risposta non è uguale per tutti
Per molto tempo il dibattito sugli schermi si è concentrato quasi esclusivamente sul numero di ore trascorse davanti alla televisione.
Oggi, però, l'esperienza digitale è molto più articolata.
Un bambino può guardare un cartone animato, giocare a un videogioco creativo, seguire un tutorial, parlare con un amico attraverso una piattaforma oppure trascorrere molto tempo passando automaticamente da un video all'altro.
Sono attività differenti, che non dovrebbero essere considerate tutte allo stesso modo.
Nel documento Digital Ecosystems, Children, and Adolescents, pubblicato nel gennaio 2026, l'American Academy of Pediatrics spiega che i media digitali possono sostenere l'apprendimento e il benessere quando sono progettati tenendo conto delle esigenze dei bambini.
Al contrario, piattaforme costruite per trattenere continuamente l'attenzione possono incoraggiare un utilizzo prolungato, sottraendo spazio al sonno, al movimento e alle relazioni.
Non basta quindi chiedersi quanto tempo trascorra un bambino davanti allo schermo. Bisogna osservare anche che cosa sta facendo e quali altre esperienze riesce a vivere.
Un videogioco adeguato all'età, utilizzato per un tempo ragionevole e magari condiviso con un familiare, è diverso da ore di contenuti automatici senza supervisione.
Questo non significa che ogni gioco educativo produca benefici dimostrati, ma che qualità, contesto e modalità di utilizzo sono elementi importanti.
I videogiochi possono aiutare a sviluppare alcune capacità?
Quando si parla di videogiochi, spesso si pensa soltanto ai rischi.
Eppure, alcuni giochi digitali possono offrire opportunità interessanti.
Un videogioco che richiede di costruire ambienti, trovare soluzioni o organizzare risorse può stimolare la pianificazione e la risoluzione di problemi. Altri giochi permettono di collaborare, sperimentare strategie e condividere obiettivi.
La piattaforma europea Better Internet for Kids, nella guida dedicata ai videogiochi online, riconosce che alcune esperienze videoludiche possono favorire creatività, pensiero critico, collaborazione e apprendimento, a seconda del gioco e delle modalità di utilizzo.
Anche l'American Academy of Pediatrics segnala che contenuti digitali di qualità, progettati con obiettivi educativi e utilizzati con moderazione, possono essere associati a risultati positivi nell'apprendimento della lettura e della matematica.
Il valore educativo, però, non deriva automaticamente dal fatto che un gioco venga presentato come intelligente o formativo.
Contano le attività proposte, l'età del bambino e le occasioni di riflessione che accompagnano l'esperienza.
Per esempio, dopo un videogioco di costruzione, una mamma potrebbe chiedere al figlio come ha risolto una difficoltà o invitarlo a realizzare con materiali veri qualcosa di simile.
In questo modo il momento digitale può diventare uno spunto per parlare, inventare e condividere.
Quando gli schermi diventano un problema per i bambini?
Un bambino che guarda un cartone animato dopo la scuola non sta necessariamente sviluppando una cattiva abitudine.
La situazione può diventare più delicata quando la televisione, il tablet o i videogiochi iniziano a occupare uno spazio eccessivo nella giornata.
La Società Italiana di Pediatria, nelle raccomandazioni aggiornate al gennaio 2026, richiama l'attenzione sulle associazioni tra un uso digitale eccessivo o poco regolato e problemi riguardanti il sonno, la sedentarietà, l'attenzione e il benessere psicologico.
È importante distinguere le associazioni scientifiche dalle cause dirette: questi risultati non dimostrano che ogni bambino che utilizza frequentemente un dispositivo svilupperà necessariamente difficoltà.
Esistono però alcuni segnali che possono suggerire la necessità di rivedere le abitudini familiari.
Un bambino può iniziare a dormire meno perché vuole continuare a giocare, rinunciare sistematicamente ad attività che prima gli piacevano oppure vivere discussioni molto frequenti quando deve spegnere il dispositivo.
Anche un utilizzo che interferisce costantemente con scuola, relazioni, movimento e riposo merita attenzione.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle informazioni dedicate al gaming disorder, riconosce il disturbo da videogiochi nella classificazione ICD-11, ma precisa che riguarda soltanto una piccola parte delle persone che giocano.
Non basta trascorrere molto tempo davanti a un videogioco per ricevere questa diagnosi: occorre un modello persistente di comportamento, con perdita di controllo e conseguenze significative nella vita quotidiana, valutato da professionisti qualificati.
Il fatto che un bambino protesti quando deve spegnere la console non significa, da solo, che abbia una dipendenza.
Se però le difficoltà diventano persistenti e compromettono il benessere, può essere utile parlarne con il pediatra.
Quante ore di TV e videogiochi sono consigliate a ogni età?
È una delle domande più frequenti tra i genitori.
Le indicazioni devono tenere conto dell'età e delle caratteristiche individuali, distinguendo il tempo di intrattenimento dalle attività digitali necessarie per la scuola o per esigenze specifiche.
La Società Italiana di Pediatria ha confermato nel 2026 alcune raccomandazioni generali:
Sotto i due anni, evitare l'utilizzo dei dispositivi digitali.
Tra i due e i cinque anni, mantenere l'esposizione agli schermi sotto un'ora al giorno, con la presenza e la supervisione di un adulto.
Dopo i cinque anni, la SIP raccomanda di restare sotto le due ore quotidiane, sempre con attenzione ai contenuti e alle altre attività della giornata.
Si tratta di riferimenti generali di prevenzione, non di soglie oltre le quali si verifica automaticamente un danno.
La stessa società scientifica invita a rinviare l'introduzione dello smartphone personale almeno fino ai tredici anni e a evitare l'accesso autonomo e non supervisionato a Internet prima di questa età.
Le indicazioni dell'American Academy of Pediatrics del gennaio 2026, invece, mettono particolarmente in evidenza la necessità di valutare la qualità dell'esperienza digitale, le abitudini familiari e le attività che gli schermi potrebbero sostituire.
Il messaggio comune è chiaro: non bisogna guardare soltanto l'orologio, ma proteggere il sonno, il movimento, il gioco e le relazioni.
Cinque regole semplici per gestire TV, tablet e videogiochi senza litigare ogni giorno
Le famiglie non hanno bisogno di trasformare la tecnologia in un nemico.
Possono però costruire alcune abitudini che rendano più prevedibile il suo utilizzo.
1. Stabilire insieme i momenti dedicati agli schermi. È più semplice interrompere un'attività quando il bambino conosce già le regole. Per esempio, si può concordare un momento per giocare dopo gli impegni scolastici, evitando di improvvisare ogni giorno.
2. Scegliere contenuti adatti all'età. Prima di acquistare un videogioco è utile controllare la classificazione europea PEGI, che indica l'idoneità dei contenuti per fasce d'età e segnala elementi come violenza, linguaggio forte o acquisti integrati.
3. Evitare gli schermi durante i pasti e prima di dormire. Sono momenti nei quali è preferibile favorire conversazione, tranquillità e preparazione al riposo. Anche il comportamento degli adulti può contribuire a rendere credibili le regole.
4. Giocare insieme qualche volta. Conoscere ciò che piace ai figli permette di comprendere meglio il funzionamento dei videogiochi, le eventuali interazioni online e le emozioni che suscitano.
5. Offrire alternative piacevoli. Giochi da tavolo, costruzioni, sport, lettura e attività all'aperto aiutano a mantenere una quotidianità varia. L'obiettivo non è sostituire ogni minuto davanti allo schermo con un nuovo obbligo, ma lasciare spazio a esperienze differenti.
Per quanto riguarda i videogiochi online, è inoltre importante verificare le impostazioni di privacy, le possibilità di comunicare con sconosciuti e l'eventuale presenza di acquisti.
La guida europea Better Internet for Kids richiama l'attenzione proprio sulla necessità di conoscere le funzionalità dei giochi online, impostare adeguati controlli parentali e accompagnare i minori nelle esperienze digitali.
Un gioco gratuito può includere contenuti a pagamento. Per questo è prudente attivare i controlli parentali e richiedere l'autorizzazione di un adulto per qualsiasi spesa.
E se anche mamma e papà cambiassero qualche abitudine?
C'è un aspetto del rapporto con gli schermi che riguarda tutta la famiglia.
I bambini vedono gli adulti utilizzare continuamente smartphone e altri dispositivi: durante i pasti, mentre parlano, sul divano e perfino nei momenti dedicati al riposo.
Per questo può risultare difficile chiedere a un figlio di mettere via il tablet se, nello stesso momento, gli adulti continuano a controllare il telefono.
Non è necessario essere genitori perfetti o rinunciare agli strumenti digitali per lavoro e comunicazione.
Può essere utile, però, creare piccoli momenti condivisi in cui tutti mettono da parte i dispositivi.
Una cena senza telefoni, una partita a carte o una passeggiata possono diventare occasioni per ritrovare attenzione reciproca.
Anche l'American Academy of Pediatrics sottolinea l'importanza del contesto familiare e della presenza degli adulti nel favorire un rapporto equilibrato con i media digitali.
Il bambino non deve percepire il mondo digitale come qualcosa di proibito e misterioso, ma imparare progressivamente a utilizzarlo con consapevolezza.
Le regole funzionano meglio quando fanno parte delle abitudini familiari e non vengono percepite soltanto come punizioni.
Il problema non è crescere bambini senza schermi, ma insegnare loro a scegliere
La televisione continuerà a far parte delle nostre case. I videogiochi saranno ancora un passatempo amato da molti bambini e i dispositivi digitali accompagneranno sempre più attività scolastiche e quotidiane.
Non è realistico pensare di eliminare completamente la tecnologia dalla vita delle nuove generazioni.
Ma non è neppure necessario accettare che occupi ogni momento libero.
La vera sfida educativa consiste nell'aiutare i bambini a riconoscere quando un'attività digitale è piacevole e utile, quando è il momento di fermarsi e quali altre esperienze meritano attenzione.
Un videogioco può diventare un'occasione di divertimento condiviso. Un documentario può suscitare curiosità. Un'applicazione creativa può offrire nuovi strumenti per esprimersi.
Allo stesso tempo, nessuno di questi contenuti dovrebbe sostituire stabilmente il sonno, il movimento, le relazioni e il gioco nella vita reale.
Non dobbiamo necessariamente scegliere tra bambini connessi e bambini lontani dalla tecnologia. Possiamo aiutarli a crescere imparando a usare gli schermi, senza lasciare che siano gli schermi a decidere come trascorrere le loro giornate.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonti:
- https://pegi.info/
- https://www.who.int/standards/classifications/frequently-asked-questions/gaming-disorder/
- https://better-internet-for-kids.europa.eu/en/resources/online-video-games-guide
- https://sip.it/2026/01/27/digitale-e-bambini-le-nuove-raccomandazioni-sip
- https://publications.aap.org/pediatrics/article/157/2/e2025075320/206129/Digital-Ecosystems-Children-and-Adolescents-Policy?utm_source=chatgpt.com
- https://www.istat.it/comunicato-stampa/giochi-unattivita-abituale-per-la-maggioranza-dei-cittadini/
Verificato il: 05 novembre 2026