Olio extravergine di oliva per mamma e bambino: perché portarlo ogni giorno a tavola
Olio extravergine di oliva per mamma e bambino: benefici, uso in gravidanza, allattamento e svezzamento, con consigli pratici
È uno degli ingredienti più semplici della cucina mediterranea e, proprio per questo, rischiamo qualche volta di darlo per scontato. L’olio extravergine di oliva, invece, merita un posto di primo piano nell’alimentazione di tutta la famiglia, dalla gravidanza ai primi anni di vita del bambino.
Non è un alimento miracoloso e non occorre trasformarlo in un integratore da assumere a cucchiaiate. Il suo valore emerge soprattutto quando viene utilizzato con regolarità, nelle giuste quantità, all’interno di una dieta varia ed equilibrata.
Per una mamma può diventare il condimento quotidiano di verdure, cereali, legumi e secondi piatti; più avanti, con l’inizio dell’alimentazione complementare, può entrare anche nei pasti del bambino, contribuendo all’apporto di grassi e introducendolo gradualmente ai sapori della cucina di casa.
Cosa contiene l’olio extravergine di oliva
Dal punto di vista nutrizionale l’olio EVO è costituito prevalentemente da grassi, con una presenza importante di acidi grassi monoinsaturi, soprattutto acido oleico.
Contiene inoltre vitamina E e, in quantità variabili a seconda dell’olio, diversi composti fenolici.
Il CREA ricorda che la sostituzione nella dieta dei grassi saturi con grassi insaturi contribuisce al mantenimento di normali livelli di colesterolo nel sangue, mentre la vitamina E contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo.
Un cucchiaio di olio fornisce comunque una quantità significativa di energia: qualità non significa quindi consumo senza limiti. Come avviene con tutti i grassi da condimento, è importante inserirlo nelle quantità adeguate alle proprie esigenze.
Olio EVO durante la gravidanza
Durante la gravidanza cresce inevitabilmente l’attenzione verso quello che arriva nel piatto.
La prima regola rimane la varietà. Il Ministero della Salute sottolinea che una corretta alimentazione della gestante deve comprendere quotidianamente i diversi gruppi di alimenti e che il fabbisogno di grassi, a differenza di quello di alcuni altri nutrienti, non aumenta in maniera sostanziale solo perché si aspetta un bambino.
Questo significa che non serve mangiare “più grassi”, ma è importante prestare attenzione anche alla qualità delle fonti lipidiche scelte.
In questo contesto l’olio extravergine di oliva si inserisce perfettamente nel modello della dieta mediterranea e può essere utilizzato come principale grasso da condimento.
Un filo d’olio sulle verdure, su un piatto di legumi oppure su pasta e cereali permette inoltre di dare sapore alle preparazioni senza dover necessariamente ricorrere a salse e condimenti più elaborati.
E durante l’allattamento?
Anche durante l’allattamento la parola chiave resta equilibrio.
Non esiste un singolo alimento capace, da solo, di rendere il latte materno “più nutriente” o di risolvere stanchezza e aumentato fabbisogno energetico. È l’insieme dell’alimentazione materna a dover essere sufficientemente varia.
L’olio extravergine può quindi continuare a essere utilizzato come normale condimento quotidiano, insieme alle altre fonti di grassi presenti nella dieta, come pesce e frutta a guscio quando appropriati.
È anche una scelta pratica: permette di arricchire facilmente insalate, zuppe, vellutate, verdure e piatti unici, caratteristica non trascurabile in un periodo nel quale il tempo per cucinare può diventare decisamente più limitato.
Nei primi mesi, niente olio al bambino
Occorre però fare una distinzione importante quando si parla del bambino.
Durante i primi sei mesi di vita, le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riprese dall’Istituto Superiore di Sanità indicano l’allattamento esclusivo al seno quando possibile, senza aggiungere altri alimenti o bevande.
È con l’avvio dell’alimentazione complementare, generalmente intorno ai sei mesi e comunque secondo lo sviluppo e le indicazioni ricevute dal pediatra, che nuovi alimenti entrano gradualmente nella dieta del bambino.
Per approfondire questa fase è possibile consultare le raccomandazioni sull’alimentazione infantile dell’Istituto Superiore di Sanità.
Olio EVO durante lo svezzamento: perché viene utilizzato
Quando iniziano i primi pasti diversi dal latte, anche i grassi diventano parte dell’alimentazione complementare.
Il Ministero della Salute ricorda che, dopo il divezzamento, il bambino deve progressivamente avvicinarsi a un’alimentazione varia ed equilibrata, capace di assicurare carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali.
L’olio extravergine di oliva può quindi essere aggiunto in piccole quantità alle preparazioni adatte all’età: per esempio verdure, cereali, creme di legumi e altri piatti previsti nel percorso alimentare concordato con il pediatra.
Il suo ruolo non è quello di “far crescere di più” il bambino, ma di rappresentare una delle fonti di grassi della dieta e, allo stesso tempo, di contribuire al gusto del pasto.
Un modo per educare anche al sapore
C’è poi un aspetto meno nutrizionale, ma altrettanto interessante.
Lo svezzamento non serve soltanto a fornire i nutrienti che progressivamente non possono essere garantiti dal solo latte. È anche il momento in cui il bambino comincia a conoscere nuovi profumi, consistenze e sapori.
L’olio extravergine ha un profilo aromatico che può cambiare moltissimo in base alla cultivar, alla provenienza e al momento della raccolta. Esistono oli delicati e altri più intensi, amari o leggermente piccanti.
Non è necessario cercare di mascherare sempre il sapore degli alimenti destinati ai bambini. Al contrario, introdurre progressivamente ingredienti semplici può contribuire alla costruzione di abitudini alimentari che accompagneranno il bambino negli anni successivi.
Meglio a crudo o in cottura?
L’olio extravergine di oliva può essere utilizzato sia a crudo sia per cucinare.
A crudo è semplicissimo dosarlo e consente di apprezzarne maggiormente aroma e caratteristiche sensoriali. È sufficiente aggiungerne una piccola quantità a verdure, zuppe, legumi o cereali poco prima di servire.
Può però essere utilizzato anche nelle normali preparazioni cotte. Non è necessario riservarlo esclusivamente alle insalate.
Nella cucina familiare, più che inseguire regole eccessivamente rigide, può essere utile adottarlo come condimento abituale, variando contemporaneamente gli altri alimenti presenti nel pasto.
Quanto olio utilizzare per il bambino?
È uno degli aspetti su cui è meglio evitare formule universali.
La quantità appropriata dipende dall’età del bambino, dalla composizione complessiva del pasto e dall’alimentazione della giornata. Per questo durante lo svezzamento è preferibile seguire le indicazioni del pediatra, soprattutto nei primi mesi dell’alimentazione complementare.
Aggiungerne quantità elevate pensando che “faccia bene” non porta automaticamente maggiori benefici.
L’olio rimane infatti un alimento ad alta densità energetica e deve essere inserito nel giusto equilibrio con gli altri nutrienti.
Condividere gradualmente la cucina di famiglia
Con la crescita, l’obiettivo non dovrebbe essere preparare per anni una cucina completamente separata per il bambino.
Progressivamente, e sempre rispettando età, consistenze sicure e indicazioni pediatriche, il piccolo può avvicinarsi agli stessi ingredienti utilizzati dal resto della famiglia.
Da questo punto di vista l’olio extravergine è quasi un ponte naturale: lo stesso condimento utilizzato dai genitori può entrare nella cucina del bambino, adattando naturalmente quantità e preparazioni.
È anche un’occasione per migliorare le abitudini di tutti. Se l’arrivo di un figlio porta in tavola più verdure, legumi, cereali, pesce e condimenti semplici, non sarà soltanto il bambino a beneficiarne.
Come scegliere un buon olio EVO per tutta la famiglia
Non è necessario cercare un ipotetico “olio per bambini”.
È invece utile imparare a leggere l’etichetta e acquistare un prodotto correttamente conservato, preferibilmente in bottiglie scure o contenitori che lo proteggano dalla luce.
A casa l’olio dovrebbe essere tenuto lontano da fonti di calore, evitando di lasciare la bottiglia vicino ai fornelli o esposta direttamente al sole.
Anche il gusto conta. Un olio particolarmente intenso può essere molto piacevole su alcuni piatti, mentre uno più delicato può risultare più versatile nelle preparazioni destinate a tutta la famiglia.
Un piccolo ingrediente dentro una buona alimentazione
Parlare dei benefici dell’olio extravergine di oliva non significa attribuirgli proprietà che non possiede.
Il suo vero punto di forza è forse molto più semplice: è una fonte prevalentemente insatura di grassi, contiene vitamina E ed è uno degli alimenti caratteristici della dieta mediterranea, modello nel quale verdure, frutta, cereali, legumi e altri alimenti lavorano insieme e non come singoli “superfood”.
Per la mamma può essere un condimento quotidiano dalla gravidanza all’allattamento e oltre. Per il bambino entra invece in scena al momento opportuno, con l’alimentazione complementare, all’interno di una dieta che diventa progressivamente più varia.
E forse è proprio questo il beneficio più interessante anche dal punto di vista familiare: un filo d’olio sul piatto della mamma e, qualche mese più tardi, su quello del bambino racconta l’inizio di un’abitudine alimentare semplice che può accompagnare entrambi per molti anni.