I viaggi di lavoro e il pianto del mattino

Non so se capiti anche a voi, mamme e papà che lavorano.

 

Ma quando io devo partire, fosse anche, come oggi, per un a/r in giornata, lei si dispera come non dovessi tornare più. È straziante doversela staccare dalle braccia per prendere un treno che altrimenti perderai. E ti lascia sempre un po’ di amaro in bocca, anche se sei consapevole che di lì a qualche minuto, probabilmente, starà ridendo e giocando con papà, dimentica di dove tu sia. Ma intanto ti ha lasciato un bel bagaglio pesante per tutta la giornata.

In quei momenti, confesso, per brevi istanti desidero una vita da casalinga, una di quelle che mi consenta una disponibilità totale nei suoi confronti, una presenza costante e fuori discussione. Ma poi l’istante passa e mi resta solo una consapevolezza: se così fosse, sarei una pessima madre.

Non che chi fa la casalinga lo sia di default, beninteso, ma io lo sarei senz’altro. 

La mia porzione di vita fuori casa è quella delle relazioni che ampliano gli orizzonti, che ti offrono uno sguardo più aperto sulla realtà. Quella che gratifica la mia volontà di essere utile e costruire qualcosa perde stessa, la mia famiglia e la società più in generale.

Come superare, quindi, quei momenti e gestire il distacco? Non ho una ricetta, ma 4 regole che rispetto sempre in caso di viaggi di lavoro:

  1. Non sgattaiolo mai fuori dalla porta in silenzio per evitare quel pianto e quel distacco. Per quanto sia doloroso, a volte snervante, è necessario salutarci anche tra le lacrime e rassicurarci sul fatto che di lì a sera, a volte di lì a qualche giorno, ci rivedremo.
  2. Non chiamo, non chiedo di sentirla. Lei non lo ama, è motivo di nostalgia e mi rendo conto che anche se per me sarebbe un sollievo non lo sarebbe per lei, dunque sfrutto il suo papà per farmi dare ragguagli ora dopo ora di come prosegue la situazione (che nel 99% dei casi è perfettamente idilliaca)
  3. Non porto regali. Sono stata via per lavorare, non per una vacanza senza di lei. Perciò non devo farmi perdonare qualcosa, non devo chiederle scusa di aver fatto una scelta che avrei potuto non fare. E non ci sarebbe niente di peggio che darle l’impressione che io mi debba scusare per aver fatto il mio dovere.
  4. Quando torno ci siamo solo noi. Almeno per un’oretta, o per tutta la sera. Via telefono, via computer, via tutto. Coccole a profusione e, magari, si dorme nel lettone tutti insieme. Per farle sentire che anche io ho avvertito la sua mancanza, che non è stato difficile solo per lei, e che comunque la mamma torna sempre a casa.

Naturalmente scrivo dal treno, mentre vado a una riunione con i miei collaboratori di Famideal.it,  col cuore pesante per averla lasciata piangente a casa, mentre lei ora si starà divertendo un mondo con i suoi amici. Ah, che gioia essere genitori!

"Famideal", "Famiglia", "Lavoro", "Mamma"

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