Giocano a fare la spesa | Ma stanno imparando lettere, numeri e le prime regole della società

Un gioco semplice che nasconde grandi poteri educativi: ecco perché la finta spesa è amata da genitori e pedagogisti.

26 aprile 2025 18:00
Giocano a fare la spesa | Ma stanno imparando lettere, numeri e le prime regole della società -
Condividi

Un passatempo che insegna più di quanto immagini

A prima vista sembra solo un gioco come tanti: un bambino con un carrellino di plastica, un registratore finto e una piccola cassa di frutta giocattolo. Eppure, dietro questa scena apparentemente banale, si nasconde una potentissima attività educativa. Il “gioco della spesa” è uno dei più utilizzati in ambito educativo nella fascia d’età 3-6 anni, sia in casa che nella scuola dell’infanzia, perché permette di integrare apprendimento cognitivo e sociale in modo naturale e divertente.

Attraverso la simulazione dell’atto del comprare e vendere, i bambini sperimentano il mondo reale in miniatura: imparano a contare i soldi, a riconoscere le lettere sui prodotti, e soprattutto iniziano a comprendere dinamiche relazionali come il rispetto del turno, la negoziazione e l’uso del linguaggio funzionale.

Cosa dice la pedagogia sul gioco simbolico

Il valore del gioco simbolico – cioè quel gioco in cui il bambino “fa finta di” – è da anni al centro degli studi pedagogici. Secondo la pedagogista americana Sara Smilansky, che ha classificato i tipi di gioco nei primi anni di vita, la simulazione sociale (come il gioco della spesa, della scuola, del dottore) è fondamentale per lo sviluppo delle funzioni esecutive, della memoria di lavoro, dell’autoregolazione e della pianificazione.

Non è un caso che molte scuole dell’infanzia e primarie abbiano allestito veri e propri angoli “market” nella sezione gioco. Qui i bambini, mentre si divertono, interiorizzano concetti complessi come lo scambio di valore (comprare/vendere), il riconoscimento di categorie merceologiche, l'uso dei numeri per contare gli articoli o dare il resto (anche simbolico). Persino il linguaggio si rafforza, perché ogni interazione fittizia diventa un’occasione per usare frasi nuove, vocaboli specifici e formule di cortesia.

Perché questo gioco funziona (e piace così tanto)

Il gioco della spesa è tra i più richiesti anche a casa, perché unisce imitazione e autonomia. I bambini vedono i genitori fare la spesa tutti i giorni e replicano quei gesti per sentirsi grandi, capaci, parte attiva della società. Ed è proprio questa immedesimazione che rende l’attività così educativa. In un solo gioco, il bambino:

  • Conta i prodotti e i soldi → sviluppa competenze matematiche

  • Legge etichette e insegne → allena le abilità linguistiche

  • Interagisce con altri bambini o adulti → esercita le regole sociali

Uno studio del National Association for the Education of Young Children (NAEYC) ha evidenziato che il gioco simbolico a tema “spesa” è tra i più efficaci per stimolare il problem solving precoce. Il bambino impara a gestire piccole situazioni di conflitto, a prendere decisioni rapide, a regolare emozioni come la frustrazione o l’attesa del turno. Tutto questo, senza mai perdere il divertimento. Perché, come diceva Maria Montessori, “il gioco è il lavoro del bambino”, e in questo lavoro da piccoli commercianti… c’è molto più di quanto sembri.

Curiosità

In Finlandia, considerata una delle nazioni più avanzate in campo educativo, il gioco della spesa viene utilizzato già a partire dai 2 anni negli asili pubblici. Non è solo un gioco: è una preparazione alla vita in chiave dolce, accessibile e profondamente efficace.

Segui Maestra e Mamma