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Easynido, un programma innovativo per ogni asilo nido

Prima di lavorare come coordinatrice didattica di una scuola primaria ho insegnato per molti anni in un asilo  nido. Quando ho iniziato il mio percorso nella primaria ho fatto adottare alla mia scuola il registro elettronico per gestire le presenze, i compiti e dare maggiore visibilità all’operato dei docenti.

Nel mio passato come educatrice e coordinatrice di un asilo nido privato, avevo cercato un programma simile al registro elettronico presente nelle scuole primarie, ma non avevo trovato nulla. Due anni fa mi sono recata a Birmingham in UK per partecipare ad una fiera sull’educazione. Qui erano presenti molti stand in cui mostravano dei programmi per gestire tutti gli aspetti didattici, organizzativi e amministrativi di un asilo nido.

Mi ero molto interessata ma, purtroppo, non si sposavano con la gestione amministrativa italiana e non era possibile inserire la nostra lingua. Mi sono chiesta più volte se, anche in Italia, sarebbe arrivato un programma per aiutare le educatrici e le donne imprenditrici che hanno aperto, gestiscono o lavorano in un nido.

Qualche giorno fa ho conosciuto Andrea Salini, amministratore di iRoma S.r.l. azienda che produce Easynido, un programma italiano nato per semplificare il lavoro delle educatrici di asilo nido. L’ho trovato veramente interessante ed ho pensato di condividere il progetto con le maestre che mi seguono perché penso che possa essere una risorsa importante e da conoscere.

Easynido permette di organizzare tutti gli aspetti burocratici (e in Italia sono tantissimi) e di gestire da qualsiasi dispositivo la fatturazione e gli incassi, garantendo di non perdere nessun dato (aspetto da non sottovalutare … a me era successo … ed era stato un vero dramma).

Ho iniziato a studiare con sempre maggiore attenzione Easynido ed ho potuto verificare che si tratta di un programma intuitivo, che consente alle educatrici di aggiornare facilmente e in qualsiasi momento il diario di bordo della sezione, permettendo ai genitori di vedere, in tempo reale e da una qualsiasi connessione, quello che stanno facendo i loro bimbi. Si possono inserire fotografie, video, descrizioni delle attività, inserire il menù e gli orari. Per me è bellissimo! La grafica è accattivante ed immediata ed è facile da utilizzare anche per i genitori.

Di seguito inserisco alcune immagini per farvi capire come funzione:

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Ho trovato anche dei tutorial di Easynido che mostrano come funziona:

 

Se lavorate in un nido o se lo gestite, vi consiglio di dare un’occhiate al loro sito. I primi 30 giorni sono gratuiti, potete provare a fare una prova;)

Fatemi sapere come vi trovate nei commenti.

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Easynido.it

 

 

 

 

banner MeM by MaestraStefania

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Il momento del pranzo al nido: un'esperienza per crescere insieme

Il momento del pasto rappresenta uno degli aspetti più significativi della vita del bambino che frequenta il nido per vari aspetti:

– nutrizionale;

– relazionale;

– affettivo;

– comunicativo;

– di conoscenza.

 

Quando abbiamo aperto il nostro nido abbiamo cercato di arredarlo pensando didatticamente allo spazio. In particolare ci è piaciuta molta la pedagogia che l’azienda Isaff ha scelto e studiato per la zona pranzo del nido.

Si legge nel loro sito:

Parlare del pranzo significa … far riferimento non alla risposta ad un bisogno fisiologico ma ad un contesto polisensoriale nel quale non entrano in gioco solo il gusto, ma anche l’olfatto, la vista, le sensazioni di caldo o freddo, la consistenza ed il volume dell’alimento. Un contesto fatto anche di luci, profumi, suoni e rumori, ove il cibarsi diviene in realtà un’importante momento di interazione con gli altri. Il pasto può essere occasione di autonomia, di autoregolazione, di conoscenza, di piacere ed amicizia. E’ quindi necessario realizzare un ambiente ove gli arredi, le luci, le vicinanze e le distanze siano capaci di sostenere scambi intenzionali, produrre autonomia in una situazione calda e partecipe, ove si esplicita il significato culturale ed il potenziale cognitivo ed emotivo del pranzo.

 

 

E così Isaff  ha creato delle divisorie “saliscendi” per rispondere alla necessità di isolare o dividere gli ambienti della scuola. Spesso, infatti, durante il pasto c’è confusione e risulta fondamentale dividere in sotto-aree più tranquille la sala pranzo. Queste divisorie hanno alcune caratteristiche preziose: sono temporanee, non impediscono del tutto il passaggio della luce, dividono senza appiattire l’ambiente e lasciano percepire la profondità di campo. Sono una risorsa utilissima per le educatrici!

Nel nostro nido non è presente la sezione lattanti ma se avessi dovuto pensare al delicato momento dello svezzamento avrei sposato la pedagogia e le scelte Isaff.

 

Lo svezzamento non è solo il passaggio da un cibo più liquido ad uno più solido e variegato, ma è anche il totale cambiamento delle posture, del rapporto col corpo dell’adulto e con il cibo stesso. L’alimento può infatti essere toccato, manipolato, portato alla bocca, con le mani o il cucchiaio, può essere gestito dal bambino da solo o con l’aiuto dell’adulto. La presenza degli altri bambini rappresenta un grande stimolo, una curiosità, un modello da osservare ed imitare. Il grande tavolo, attorno al quale possono sedersi i protagonisti del pranzo per consumare insieme un’importante rituale quotidiano, rappresenta una delle soluzioni più corrispondenti ai significati attribuiti al momento del pasto. Superfici lavabili, seggiole confortevoli ed ampio spazio riservato a ciascun bambino, pur proteggendolo dalla caduta, lo rendono particolarmente idoneo per i bambini più piccoli.

 

 

 

momento pranzo al nidoConsiglio una visita al sito Isaff, sono sicura che vi innamorerete dei loro mobili ma, sopratutto, delle scelte pedagogiche che permettono a questa azienda di trasformare lo spazio in uno “spazio che educa” e che “sostiene” il lavoro delle educatrici (non a caso i mobili Isaff sono presenti nei nidi di Reggio).

 

 

Sito Isaffwww.isaff.com

 

Come gestire un improvviso: “Babbo, non voglio andare all'asilo, voglio stare con te e la mamma.”

Guest post di Daniele (Babboonline)

Qualche settimana fa, per molti giorni, mia figlia aveva manifestato una certa insofferenza per andare all’asilo. Accadeva che già la sera, scoppiando in crisi di pianto, ci dicesse apertamente di non voler andare all’asilo la mattina successiva. Questo comportamento ci aveva colti di sorpresa considerando che aveva sempre dimostrato un certo entusiasmo. Inoltre, motivava questa sua richiesta dicendo di voler stare a casa insieme a noi.

Cercando, non senza fatica, di mettere da parte i normali sensi di colpa dei genitori che lavorano, abbiamo provato a indagare i motivi di questo suo malessere. Abbiamo deciso di partire dalla constatazione di questo suo disagio, che per nostra figlia era reale, dandogli il giusto peso, senza minimizzare con frasi del tipo “Noi dobbiamo andare a lavoro, quindi tu devi andare all’asilo” o “All’asilo ci vanno tutti i bambini, non fare tante storie”.

Sono convinto che i problemi di un bambino piccolo non siano piccoli problemi. Per lui si tratta dei problemi della sua vita e, quindi, sono della massima importanza.

Non è facile farsi raccontare la giornata da un bambino per capire quali possano essere i motivi di ansie e preoccupazioni. Di solito le domande hanno l’effetto di produrre silenzio anziché risposte. Così abbiamo cercato di cogliere al volo i momenti nei quali dimostrava particolare voglia di raccontarci quello che le succedeva nel corso della giornata e raccontarsi attraverso le emozioni vissute. Di solito avveniva la sera prima di andare a letto. Un momento particolare, che determina comunque un distacco imminente determinato dal sonno.

Visto che la problematica riguardava l’asilo, dopo alcuni giorni, abbiamo ritenuto opportuno parlarne con le maestre per condividere con loro quello che accadeva a casa. Famiglia e asilo rappresentano le due principali realtà per un bambino piccolo ed è fondamentale un confronto aperto tra le persone coinvolte. Dal quotidiano dell’asilo non emergevano particolari segnali che potessero essere interpretati alla luce di quanto succedeva con noi. Le maestre ci avevano, comunque, assicurato che avrebbero monitorato la situazione con particolare attenzione.

Da qualche chiacchierate serale era emerso solo qualche screzio in più tra amichetti che aveva generato un po’ di nervosismo. La questione, quindi, doveva essere gestita, e risolta, principalmente da noi a casa.

Il principale nostro obiettivo è stato quello di cercare di rassicurarla sul nostro essere con lei. Alcune volte basta poco. Può essere sufficiente prendere un pomeriggio libero dal lavoro, da passare insieme. Oppure farle una sorpresa facendole trovare all’uscita dall’asilo sia il suo babbo che la sua mamma, e non solo uno dei due, per andare a prendere un gelato.

Ma poi la sera, quando ormai fuori è buio e si sta per andare a dormire, di fronte alle lacrime di una bambina bisogna fare ricorso a tutta la fantasia e a tutta la poesia che merita il suo amore per cercare di spiegarle che il suo babbo e la sua mamma le sono sempre vicini, anche quando lei è all’asilo e può accadere che arrivi un po’ di malinconia perché li vorrebbe con lei.

Visto che ultimamente capita che quando siamo distanti e non possiamo parlarci direttamente, ad esempio durante una festa o al corso di ginnastica, per dirci che va tutto bene ci facciamo un sorriso e ci mandiamo un bacio con la mano, io ci ho provato così:

Pensa a quando ti mando un bacio con la mano.

Non lo senti sulla guancia, ma c’è. E’ andato nel tuo cuore.

Quando non saremo insieme, io sarò come quel bacio dato da lontano.

Con te, dentro al tuo cuore.

non voglio andare all'asilo

 

 

sketchyIl guest post è stato scritto da Daniele che ho conosciuto ed apprezzato per gli articoli che pubblica sul suo blog.

 

Di seguito la sua presentazione:

Toscano, babbo di una bambina di quattro anni, con il mio blog www.babbonline.blogspot.it racconto la mia esperienza di padre fatta di quotidianità, pensieri, riflessioni, umorismo, progetti e sogni.

L’idea del blog è nata dopo aver scritto una mail a un amico lontano, già padre di due bambini, sui primi mesi di vita di mia figlia. Ho pensato di condividere questa meravigliosa nuova fase della mia vita con gli altri papà con la speranza di riuscire a coinvolgerli per aggiungere il loro contributo a quello delle mamme già presenti in Rete.

Giocando con mia figlia mi sono riaffacciato a un mondo di fantasia un po’ dimenticato. Così ho ripreso a disegnare e, da alcuni mesi, mi diverto a creare le immagine a corredo dei miei post.

Ho scritto la favola “Capelliblu” e il racconto “La cravatta del mio papà” al momento disponibili per la lettura nel mio blog ma sempre in cerca di qualche editore con una vena di pazzia.

 

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Vi consiglio un giretto sul blog 😉

 

Le story sacks (le sacche-storia):lettura animata per bambini da 0 a 5 anni

Attività da fare con bambini da 0 a 5 anni (e oltre)

 

Le story sacks (le sacche-storia): un po’ gioco, un po’ storia, un po’ libro

 

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Le story sacks, molto usate nei paesi anglosassoni, sono pressoché sconosciute in Italia. Si tratta di vere e proprie sacche (come quelle che si usano per metterci il cambio dei bambini dell’asilo, per intenderci) all’interno delle quali si possono trovare diversi materiali, (ai bambini, soprattutto ai più piccoli, piace molto “scoprire” cosa c’è all’interno di qualcosa, è un po’ come aprire un uovo di Pasqua, per cui il successo è assicurato…).

Facciamo un esempio che è sempre meglio comprensibile: ipotizziamo la story sacks dei 3 Porcellini, ci potreste mettere (o trovare se l’acquistate) dei burattini da dita o da mano o veri e propri peluche dei 3 porcellini e del lupo, un fondale in cartoncino con le immagini della prateria in cui vivono i 3 porcellini , i disegni o le miniature delle 3 casette, un pentolone in miniatura, un pezzo di paglia, di legno e un sasso, il libro dei 3 porcellini e il dvd con il cartone originale del ’33, un libricino con varie istruzioni e nuovi giochi da fare (per i genitori).

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Potete capire che con tutti questi materiali è facile rendere “reale” la storia ai bambini; si possono inventare anche nuovi finali, mimare la storia, far fare al bambino una volta la parte dei porcellini e l’altra quella del lupo, capire, magari cercando di romperli, la differenza fra la durezza della paglia, del legno e della pietra….

Le story sack (come ogni storia che si rispetti), devono essere lette in un luogo speciale: nell’angolo delle lettura.

Basta un grande tappeto colorato, cuscini morbidi e tanti libri (potete trovare tante idee e proposte sul sito: Isaff.com.

 

Potete acquistare le story sacks direttamente da siti quali:

– www.storysack.com (il prezzo per ogni sacca è però piuttosto elevato)

– un po’ più economiche su questo sito di risorse didattiche www.costcuttersuk.com

– oppure le trovate su e-bay, ma per la maggior parte si tratta di story sacks in materiale cartaceo ( più economiche).

Certamente con un po’ di fantasia potete fabbricarne voi stessi ( magari creando la story sacks della favola preferita dei vostri figli…).

Angolo travestimenti

Angolo dei travestimenti – spazio di fondamentale importanza in ogni asilo e scuola dell’infanzia

Verso i due anni di vita il bambino cambia il suo modo di giocare ed inizia ad utilizzare gli oggetti con maggiore immaginazione; si sviluppa il “gioco simbolico” nel quale il fanciullo rappresenta il mondo dell’adulto usando il proprio pensiero. Ne scaturiscono giochi molto divertenti fra cui quello dei travestimenti. In questi momenti i bambini acquisiscono la capacità di giocare con la propria immagine e la propria identità e riescono a cogliere gli elementi che rendono ogni oggetto, ogni personaggio unico: ne colgono l’essenzialità e con essa si travestono. Al bambino basta un mantello, un pezzo di stoffa preziosa, un guanto, un cappello per caratterizzarsi, per divenire, attraverso questa sorta di “oggetto transizionale”, quel personaggio che tale oggetto caratterizza (es. mantello per trasformarsi in Superman).

 

A volte vado al nido o alla nostra materna a salutare le colleghe e vedo i bambini in piazza con parrucche improponibili, scarpe buffe, vestiti ridicoli e occhiali di tutti i colori. Adoro osservare i bambini che giocano a travestirsi!

 

 

angolo travestimenti asilo modena

 

Ma come allestire un angolo dei travestimenti?

Con tanta fantasia e alcuni “oggetti” essenziali (io l’avevo allestito anche a casa mia quando i miei figli frequentavano la materna):

– vestiti vecchi (gonne, camicie, cappelli, mantelli, scarpe, stivali, veli, foulard, occhiali, nastri…) Personalmente consiglio anche vecchi vestiti di Carnevale. Quando abbiamo aperto la scuola avevamo acquistato dei costumi legati ai mestieri (travestimento da cuoco, dottore, vigile, fata, principessa …). Li potete trovare on line a “La città del sole” (non sono molto cari) – CittaDelSole: Catalogo Prodotti –

– uno specchio grande

– un baule o un luogo dove poter appendere gli oggetti

Se desiderate avere un angolo dei travestimenti più strutturato, vi posso consigliare quello proposto da Isaff perché è semplice, funzionale e resistente ….. e poi adoro tutti i mobili Isaff (non a caso sono presenti nelle scuole che seguono il metodo Reggio Children).

angolo travestimenti

 

Il loro angolo del travestimento mi piace perché non è eccessivamente grande, è colorato ed oltre ad avere tutti i requisiti per essere un angolo simbolico, è anche uno spazio intimo, una casetta a misura di bimbo.

Se volete visitare il sito Isaff, cliccate qui … se sei una maestra o una mamma creativa di innamorerai di ogni loro prodotto pensato e studiato pedagogicamente in funzione delle esigenze e dell’apprendimento del fanciullo.

 

           

angolo travestimenti asilo podoglio


La tana … quando l'arredo aiuta a crescere i piccoli bimbi del nido

Voglio presentarvi un “arredo” (termine riduttivo per questo luogo non luogo)  speciale pensato per i bimbi del nido da Isaff arredi.

Questa azienda che conosco da anni (abbiamo acquistato da loro quasi tutto l’arredo del nostro nido) ha sempre dato grande importanza allo spazio inteso come terzo educatore. Ogni piccolo dettaglio è pensato pedagogicamente e didatticamente ed anche lo spazio della “nanna” è riconosciuto per la sua forza valenza relazionale ed educativa.

Scrivono nel loro catalogo.

II momento del sonno acquista al Nido una importanza particolare e richiede ancora più attenzione e sensibilità anche nei minimi particolari. Al Nido è necessario che il riposo avvenga in uno spazio dedicato, con una illuminazione indiretta e variabile e con elementi di “atmosfera” in grado di favorire il rilassamento e l’abbandono (come i carillons). La posizione del bambino – supina – rende il soffitto una superficie importante e così l’interspazio tra il lettino e il soffitto può essere abitato da oggetti pensili ed arricchito con vele di stoffa o altri elementi che contribuiscano a produrre un effetto di movimento, anche grazie ai giochi di luce che vi si possono creare. In questo caso l’elemento di arredo non ha requisiti di flessibilità e impilabilità: non deve essere riposto dopo ogni sonno e accatastato. Si privilegia piuttosto la qualità tattile e ambientale complessiva: la possibilità di creare una sorta di bozzolo, un ambiente-tana, morbido, con colori caldi, accogliente. La culla tana ha un accesso che consente al bambino di provare a gattonare anche da solo verso il suo letto e, al risveglio, avere l’impressione di non essere imprigionato.

Comunque …. anche io ci farei una dormitina in questa tana;)

 

Immagine della cuccia-tana tratta dal sito www.isaff.com

 

Lavoretti bambini 3 anni: qualche esempio

Si sa, ai bambini, soprattutto quelli piccoli, piace pasticciare. I  più bei lavoretti per loro sono quelli con tempere, glitter, colle, gelatine e farine da spalmare su qualsiasi superficie, e, ogni tanto, da infilarsi anche in bocca…un giorno avevo deciso di prendere le impronte di Tommaso usando della tempera rossa ed ecco, nell’immagine, il risultato.

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