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Scuola in Danimarca al tempo del Coronavirus: il racconto di un preside

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Danimarca: come è stato rientrare a scuola dopo la chiusura di quattro settimane? Il racconto di Shirley Jacobsen, preside di una scuola primaria

NOTIZIE DAL MONDO: SCUOLA IN DANIMARCA NEL PERIODO DEL CORONAVIRUS

Le scuole primarie danesi hanno riaperto dopo quattro settimane di chiusura a causa del Coronavirus e Shirley Jacobsen, preside della scuola primaria internazionale presso la Rygaards International School di Copenaghen, ha raccontato a sua esperienza sul sito di una rivista inglese specializzata per l’insegnamento (Tes.com).

Mr Jacobsen racconta che, con la riapertura, le voci e le risate degli insegnanti e dei bambini hanno ricreato parzialmente la sensazione di essere tornati a scuola ma le nuove regole e il protocollo rigido per evitare il contagio hanno portato molti cambiamenti.

Ecco alcune delle sue osservazioni:

1. Gestione della classe

L’ambiente di apprendimento è completamente cambiato:

  • prima, i bambini lavoravano sui tappeti in gruppo e si spostavano per aiutarsi a vicenda e per completare i compiti;
  • ora, i bambini sono seduti alla postazione del loro banco a due metri di distanza l’uno dall’altro.

Per riuscire ad organizzarsi hanno dovuto utilizzare anche le aule della scuola secondaria e hanno chiesto ai docenti assunti a tempo parziale di passare ad un orario a tempo pieno.

Questo cambiamento ha portato anche benefici: i bambini hanno potuto proseguire il loro apprendimento in classe e la riduzione del numero di alunni per sezione ha permesso di seguirli maggiormente per recuperare eventuali carenze dell’apprendimento accumulatesi durante il periodo di chiusura.  

2. Organizzazione del materiale scolastico

I bambini di questa scuola primaria in Danimarca stanno diventando  più autonomi ed organizzati nella gestione del materiale scolastico poiché, non potendo condividere nulla, ora devono stare attenti a non dimenticare niente (matite, pennarelli, bottiglietta dell’acqua …). Senza materiale non possono lavorare e nessuno può prestaglielo, nemmeno gli insegnanti.

Gli insegnanti hanno dovuto pensare a delle strategie diverse per la correzione dei quaderni: ora non possono correggere gli elaborati durante la lezione perché devono mantenere le distanze e non possono raccogliere e/o portare in aula insegnanti il materiale per controllarlo.

Per questo motivo hanno deciso di far lasciare i quaderni aperti sul banco dei bambini mentre sono fuori per giocare: in questo modo l’insegnante può valutare rapidamente il lavoro e lasciare un feedback scritto.

I docenti dei bambini più piccoli fanno portare i quaderni a casa senza correzioni e lasciano ai genitori a casa il compito di rilevare gli errori e, eventualmente,rispiegare l’esercizio.

Per matematica utilizzano delle lavagnette della grandezza di un foglio A4 dove ogni bambino può scrivere individualmente con un pennarello cancellabile. I bambini, quindi, non svolgono l’esercizio sul quaderno e quando l’insegnante chiede il risultato ottenuto, semplicemente sollevano in alto la loro lavagnetta. 

whiteboard lavagnetta
Utilizzo delle lavagnette (whiteboard) per una lezione di matematica presso la scuola bilingue Little England di Brescia (anno scolastico 2016/17)

Tutto il materiale viene disinfettato dopo essere stato utilizzato mentre i banchi, le maniglie delle porte e i bagni vengono lavati due volte al giorno.

 

3. Nuove abitudini

Le nuove regole hanno cambiato le abitudini di tutti: i bambini condividono lo spazio solo con i compagni di classe, non ci sono assemblee o momenti di gioco condivisi con gli alunni delle altre classi. Giocano all’aperto in aree riservate, classe per classe, spesso senza giochi. Ciò, tuttavia, spiega il preside Jacobsen, ha portato i bambini a essere più creativi nei loro momenti di pausa.

Racconta inoltre che ora i bambini hanno molte più conoscenze rispetto all’igiene personale: si lavano le mani almeno ogni due ore  e rispettano la turnazione dei gruppi per impedire assembramenti nei bagni.

La prima settimana ha richiesto molto impegno e un’attività di grande coordinamento da parte di tutti e i docenti dovevano ricordare spesso le regole ai bambini ma con il tempo si sono così abituati alle nuove routine che ora le vivono come una nuova normalità.

Se qualche alunno presenta qualsiasi sintomo di malattia viene rimandato a casa immediatamente. I bambini di famiglie ad alto rischio proseguono con la didattica a distanza. Alle famiglie che ritornano dall’estero viene chiesto di non rientrare a scuola per due settimane.

Il preside Jacobsen conclude l’intervista dicendo: “I nostri figli stanno imparando ad essere più autosufficienti e riflessivi. C’è bisogno di ulteriore lavoro per coordinare le nuove regole ma le proposte di soluzioni alternative e creative a questi problemi comuni stanno funzionando”.

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Immagine in evidenza tratta dal sito Tes.com

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