Piccole storie di dislessia

Guestpost di Daniela Conti


«È Arrivata! Forza andiamo via! Scappa dai, andiamo, c’è Irene!»
Irene la stupida!
«Ih Ooooh! Ih Ooooh! È arrivata la somara, via, tutti dall’altra parte del giardino!»

Irene la sciocca, Irene che non se la fila nessuno. Lei che fa andare via tutti e viene additata da lontano.
Irene nel suo paesino di colline e fiori, tra le case col tetto di ardesia, le vie strette, sempre in salita, i ciottoli aguzzi.
Lei che rimane da sola, nei pomeriggi di sole, mentre i ragazzi della sua classe, girati di spalle si voltano, tra risate sconce e occhiate sghembe.
Irene la pazza, che non riesce a stare ferma, nel banco stretto, che vola alto, dalla finestra, verso i suoi mondi lontani.
Non sa leggere, non sa contare, e si confonde. Per lei l’oggi è come ieri, e sarà uguale a tutti i giorni che verranno.
Sua madre a lavoro, suo padre perso nei cantieri di città, rientra ogni quindici giorni. Irene senza fratelli, e senza sorelle. Che nemmeno la vuole la “migliore amica”.
Perché è fatta di tanti “vai via” (…)

Io e mia figlia.
Ho pensato di scrivere un libro di storie, lei l’ha letto e mi ha chiesto: “Posso scriverne anche io? Facciamo che non è che le scrivo, te le detto. Sai che faccio fatica con le lettere, che sono dsa”
E così, partendo da un libro “mio”, l’abbiamo fatto diventare un “nostro”. Perché la sua voce è ancora più potente e diretta.
Mari ha 9 anni ed è dis-tutto. Cosa vuol dire per noi dis-tutto?
Significa dislessica, disgrafica, disortografica e discalculica. E se aggiungiamo il suo mutismo selettivo, ridendo, ti dice che: “Ho praticamente fatto bingo!”

Ho trascorso anni accumulando pensieri, intuizioni, esperienze, seguendo la vita di molte persone. C’erano in me tante storie, inespresse e contenute, che sono esplose all’improvviso; sono diventate riassunto di un vissuto interiore che mi accompagna da tempo. Sono tutte qua, in fila: ricordi, impressioni, verità e proiezioni. A metà tra un sogno, una rivendicazione e una confessione.
Ho scritto per liberare quello che ho maturato, rinchiuso, accumulato in tanti anni di sacrificio e lotta da mamma combattente. Voi sapete di cosa parlo, sapete tutto solo che a volte non è facile esprimere i pensieri, esprimere i sentimenti, il senso di frustrazione, le battaglie, lo scoramento e poi, se capita, la felicità.
Da dove nascono queste storie?
Nascono dal nostro personale vissuto e sono vere perché – anche se a volte filtrate dall’immaginazione – sono come mi sento, come viviamo. C’è mia figlia, c’è il nostro amico carissimo, c’è Anna che mi racconta la sua vita. Ci sono tutte le persone dislessiche che ho incontrato in anni di ascolto.

Non sono dsa ma ho scritto con mia figlia un libro che racconta storie di chi vive un disturbo di apprendimento (per chi non sa, non capisce, per le insegnanti che ancora non sanno com’è una vita da dsa), l’ho scritto perché vivo, studio con lei, e ho imparato a “sentire” dentro quel che prova.
Raccontare per far conoscere il nostro percorso di lotta e rivincita. Lottare insieme affinché le caratteristiche dei dsa possano essere conosciute e riconosciute.

Forse è questo il segreto: il modo migliore per superare ignoranze e preconcetti è quello di mettersi in ascolto, chiudere la bocca, liberare la mente dalle proprie idee e accogliere l’altrui vissuto.
Vorrei che queste storie fossero, per chi legge, sberle e carezze, commozione e sorrisi. Questo il mio intento: provare, attraverso le parole, a farvi sentire dislessici per un giorno. O, forse, per sempre.

Ho incontrato Anna Paris, che è una vera esperta e siamo diventate amiche. Da qui il nostro percorso insieme. Lei mi ha dato un mare di spunti, mi ha raccontato e rivoltato il cuore.
Ecco il perché di questo libro, del prossimo che stiamo preparando insieme e degli altri che verranno.

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Grazie a tutti
Daniela.

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