Importante svolta: offendere sulle chat di gruppo di WhatsApp è diffamazione e non ingiuria

Gruppi di mamme e non solo ATTENZIONE: secondo la Cassazione l’offesa su WhatsApp in una chat di gruppo è diffamazione

Finalmente una svolta: per i giudici della Suprema Corte non si può parlare di ingiuria, reato depenalizzato, perché i messaggi offensivi vengono letti anche da altre persone.Nei gruppi WhatsApp la lesione della reputazione assume “una dimensione ben più ampia”

Il caso

La Corte è intervenuta su un ricorso dei genitori di un giovane adolescente di Bari, prosciolto dal gup perché “non imputabile” in quanto di età inferiore ai 14 anni al momento del fatto, per alcuni messaggi inviati nella chat della scuola. Il ragazzino, parlando in difesa di una compagna, aveva scritto un messaggio carico di epiteti volgari, in cui accusava la persona offesa, una coetanea, di essere la responsabile dell’allontanamento dell’amica dalla scuola.

I genitori del ragazzo sostenevano che il fatto non avesse nessun rilievo penale mentre i I giudici hanno rigettato il ricorso, richiamando anche precedenti pronunce su posta elettronica e mailing list:

«L’eventualità che tra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona nei cui confronti vengono formulate le espressioni offensive non può indurre a ritenere che, in realtà venga, in tale maniera, integrato l’illecito di ingiuria, piuttosto che il delitto di diffamazione, sebbene il mezzo di trasmissione/comunicazione adoperato consenta in astratto anche al soggetto vilipeso di percepire direttamente l’offesa … il fatto che il messaggio sia diretto ad una cerchia di fruitori, i quali, peraltro, potrebbero venirne a conoscenza in tempi diversi, fa sì che l’addebito lesivo si collochi in una dimensione ben più ampia di quella interpersonale tra offensore e offeso. Di qui – conclude la Cassazione – l’offesa alla reputazione della persona ricompresa nella cerchia dei destinatari del messaggio». Fonte LA STAMPA

"internet"

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