Figli imperfetti: come riconoscere i punti di forza nei difetti dei nostri figli

Dicono che tuo figlio sia troppo taciturno e introverso? Con tutta probabilità sarà riflessivo e avrà un buon rapporto con se stesso.


Dicono che tuo figlio sia troppo testardo e indisciplinato? Può essere invece segno di decisione e forza interiore.

 

Se in più occasioni avete pensato che i vostri figli fosse TROPPO IMPERFETTI o se qualcuno li ha definiti così, vi consiglio la lettura del libro di Heidemarie Brosche, insegnante e scrittrice: “Figli imperfetti: come riconoscere i punti di forza nei difetti dei nostri figli”.

Il libro descrive, tramite argomentazioni ed esempi concreti, le conseguenze che le critiche altrui possono avere sull’immagine e sull’autostima dei bambini e dei ragazzi, sulle loro relazioni con gli altri e sullo sviluppo complessivo della loro personalità.

La scrittrice ha deciso di scrivere questo libro per motivare i lettori ad uno sguardo diverso sulla superficialità con cui vengono definiti i comportamenti dei bambini. Vuole incoraggiare a vedere le cose in un altro modo per poter bandire in un angolo quel troppo così avvilente.

Il suo obiettivo è quello di aiutare gli esseri umani, piccoli e grandi, a non sentirsi carenti per il modo in cui sono fatti, ma possano avere una vita piena proprio così come sono.

“Troppo”

Troppo è la parola chiave di questo libro e, in effetti “troppo o troppo poco” è ciò che sentiamo spesso ripetere a proposito dei nostri figli e che ripetiamo anche noi quando ci troviamo a doverli definire, per affinità o differenza, rispetto a qualcosa.

Scrive Matteo Bussola (autore di “Notti in bianco, baci a colazione” – Einaudi, 2016) nella prefazione del libro:

I figli vengono definiti rispetto a qualcosa. Quel qualcosa sono: le aspettative sociali, le qualità caratteriali, gli obiettivi educativi, ma sono, soprattutto, le nostre aspettative di genitori.

Crescere, infatti, significa confrontarsi con il fardello di desideri e compiti che ti attende, e che gli altri si aspettano da te. I genitori in particolare. Perché ogni madre, o padre, immagina per i suoi bambini possibili, futuri probabili, attitudini sperate in quanto valutate migliori di altre, e caratteristiche invece considerate negative soprattutto quando appaiono in qualità eccessive o poco desiderabili. Come se ci fosse una “giusta misura” per l’essere umano, e per i suoi figli. Come se ci fossero dei parametri da rispettare per essere giudicati (più) accettabili.

Crescere come figlio, invece, significa mai come oggi riuscire a schivare questo fardello, sfuggendo all’immagine di come ti vorrebbero gli altri, per rivendicare il dovere di essere, anzi di DIVENTARE se stessi, e il diritto di investire sulle proprie inclinazioni. E crescere come genitore, forse, significa proprio avere il coraggio di trovare il giusto equilibrio tra aspettative e verità.

… perché non esistono figli perfetti, o imperfetti, ma solo specificità da rispettare, attitudini da far evolvere, vite da realizzare, percorsi da scoprire insieme. Solo così ne verrà la pena, per i nostri figli e per noi.

 

Heidemarie Brosche, dopo una carriera di insegnante in scuole primarie e secondarie, nel 1988 inizia un’intensa attività come scrittrice di libri e contributi su riviste.
È autrice di numerosissimi testi: libri per bambini, romanzi per preadolescenti, testi scolastici per la scuola primaria, manuali sull’educazione e libri rivolti ai genitori di bambini con problematiche educative. Per la Kösel Verlag ha pubblicato nel 2008 il libro Warum es nicht so schlimm ist, in der Schule schlecht zu sein (Perché non è poi così grave andare male a scuola).

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