Tag: “Maestra”

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Guest post di Daniele (Babboonline)

Ultimamente, e non parlo di giorni ma di mesi, mi sembra di percepire una certa tensione sul tema scuola con particolare attenzione ai rapporti tra maestre e genitori. Qualche giorno fa ho letto l’articolo di cronaca di una maestra supplente aggredita dai genitori degli alunni della sua classe. Arrivando in fondo alla notizia, il giornale on line mi riproponeva tutte le notizie passate collegate a quell’argomento. Così leggo di bambini vessati dall’insegnante, con tanto di video inequivocabile, maestre denunciate dai genitori, maestre condannate in via definitiva e maestre assolte perché il fatto non sussiste.

Ma cosa sta succedendo?

Chi, come me, ha una bambina piccola che frequenta la scuola dell’infanzia, ed è prossima alle elementari, non può non porsi delle domande. La riflessione va fatta al di là dei singoli casi di cronaca, e delle singole responsabilità personali, perché si sa che le maestre, il programma della classe, il metodo di insegnamento sono i principali argomenti degli incontri tra genitori, delle mail con la rappresentante di classe e dei famigerati gruppi scuola delle mamme su Whatsapp.

Secondo me ci sono diversi elementi da prendere in considerazione, sia dal punto di vista delle insegnanti che dei genitori.

1. Livello di istruzione.

Quando eravamo piccoli noi, la maestra era un’istituzione. Il livello di istruzione medio era tale che la maestra rappresentava ancora quella si potrebbe definire un’icona del sapere. Ai genitori di una volta non sarebbe mai passato per la mente di mettere in discussione la maestra, il suo metodo educativo, gli argomenti delle lezioni. Sia per rispetto che avevano ma, soprattutto, perché non ne avevano gli strumenti.

2. Età.

Considerando l’età media dei neo genitori, molto spesso le maestre sono più giovani dei genitori. Possono avere laurea, master o specializzazione ma sento ancora qualche genitore commentare “Ma se non hanno figli…” 

3. Cambiamenti del mondo della scuola.

Nel mondo della scuola c’è molta più precarietà rispetto al passato e questo causa un maggior avvicendamento degli insegnanti che molto spesso cambiano da un anno all’altro con difficoltà nel portare avanti un percorso coerente nel tempo, al di là del programma ufficiale del Ministero, e, soprattutto, nel conoscere i diversi bambini che compongono la classe.

Inoltre, considerando la precarietà e il livello dello stipendio, in molti casi il lavoro di insegnante non è la prima scelta. Può accadere che ci si arrivi dopo anni di scorrimento di graduatoria senza particolare preparazione o interesse. E, si sa bene, quanto possa essere difficile lavorare con i bambini.     

4. Preparazione scolastica dei figli.

I genitori di oggi sono estremamente preoccupati della preparazione scolastica dei propri figli sin dall’asilo. Sembra quasi che saltare un anno di inglese a 5 anni, precluderà loro l’ingresso nel mondo del lavoro.

5. I figli come prolungamento di sé.

Molto spesso i genitori percepiscono i figli come un prolungamento di loro stessi. Un’evidenza delle maestre sul comportamento del bambino viene percepita dai genitori come una critica nei loro confronti, nel loro modo di educare. La percezione rispetto al passato è completamente diversa. Mentre prima le maestre erano i giudici (“il bambino si comporta male”) e i genitori gli esecutori della punizione (“da adesso a casa basta tv”), sempre di più adesso i genitori sono gli avvocati difensori dei figli (“la maestra non lo sa prendere”).          

6. I genitori vogliono evitare problemi.

Molto spesso i genitori tendono a voler rimuovere qualsiasi problematica. Sempre di corsa, con poco tempo a disposizione vorrebbero che tutto filasse sempre alla perfezione e qualsiasi ostacolo deve essere rimosso. Ci sono delle regole a scuola che al bambino piacciono poco e fa i capricci? Bisogna cambiarle. Non si devono portare giocattoli all’asilo e il bambino a casa vuole portare assolutamente il suo preferito? Glielo facciamo portare e poi saranno le maestre a toglierlo.   

Tutti questi elementi hanno portato alla rottura di quel “patto educativo” tra insegnanti e genitori che durava da tanti anni.

E’ possibile aggiustarlo?

Sicuramente indietro non si torna, e in molti casi non sarebbe bene farlo, ma così non si può andare avanti.

E’ necessario rifondarlo sulla base di presupposti diversi. A mio parere, il primo elemento deve essere il rispetto reciproco dei ruoli pur con un’inevitabile maggiore partecipazione e confronto tra scuola e famiglie.

Al di là delle dichiarazioni di principio, come possiamo fare concretamente?

Alcuni esempi, tratti dalla vita di tutti i giorni:

–  portare e riprendere il proprio figlio non deve essere l’occasione per cercare di parlare con la maestra se non ci sono problemi particolari,

–  evitiamo qualsiasi contatto “social”. A meno che non siano nostre amiche di infanzia, non chiediamo l’amicizia su Facebook alle maestre e non mettiamole nei gruppi Whatsapp. Dovrebbe essere sufficiente il numero della scuola, non serve avere il cellulare delle maestre.

–  cerchiamo di non delegittimare mai le maestre agli occhi dei vostri figli.   

–  le regole dell’asilo sono le regole dei vostri figli. Non cerchiamo, noi per primi, di trovare delle eccezioni. Se non si deve portare un giocattolo, non usciamo di casa con la macchina telecomandata.

–  cerchiamo di dedicare tempo per guardare i comportamenti dei nostri figli e ascoltare quello che ci raccontano con spirito critico.

maestraemamma

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CHIAMAMI MAESTRA

di Germana Bruno

Sono orgogliosa di essere maestra che dottrina o disciplina non professa,

non insegna in licei o università,

ma ai piccini con pazienza tanto dà.

E per mano li accompagna ogni giorno sostenendoli nel passo ancora incerto,

preparandoli ad affrontare il mondo superando mari, monti e anche il deserto.

Chiamami allora soltanto maestra, non professore e nemmeno insegnante,

perché davvero è quel che mi resta di un compito tanto grande e importante. 

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