Mamma, non voglio andare a scuola #dipendenzadainternet

A proposito di #non voglio andare a scuola #famiglia e #dipendenza da internet.

di Tiziana Manigrasso
psicologa- psicoterapeuta
seguimi sulla mia pagina facebook Ex-cogitare

È successo all’improvviso, quando sembrava che tuo figlio frequentasse la scuola volentieri e con discreti risultati.
Nonostante i buoni rapporti avuti fino a quel momento con compagni e professori, all’improvviso capita la giornata in cui tuo figlio ti dice piangendo o in modo sofferto che non vuole andare a scuola .
Pensi che sia una giornata “storta” e quindi lasci correre ma la cosa si ripresenta e si ripresenta con una certa frequenza.
Inizi a pensare che stia succedendo qualcosa a scuola e quindi apri una parentesi di indagine, osservazione, approfondimento quando non di sospetto in merito alle relazioni che tuo figlio ha all’interno della scuola, con i professori ed i compagni.
Inizi a chiedere degli incontri con gli insegnanti, a volte con la coordinatrice o la direttrice, inizi a fare delle ipotesi, cerchi confronto nel gruppo whatsapp delle mamme ma quello che ignori è che la cosa che ti sfugge non sempre è da ricercare all’interno della scuola.
Quando non si vuole andare in un posto c’è un’altra faccia della medaglia che non prendiamo in considerazione, ovvero che non si vuole lasciare il posto in cui si è e questo non necessariamente perché in quel posto si stia bene ma perché a volte può succedere che nel posto che nostro figlio non vuole lasciare, la sua casa, ci sia qualcosa da tenere sotto controllo.
Quando all’interno della famiglia compaiono tematiche quali la malattia di un suo componente, un lutto o una più accentuata e diversa conflittualità tra i genitori, i figli a qualsiasi età possono decidere di “nominarsi”; garanti della situazione, quindi di farsi custodi dell’equilibrio familiare, affinché la situazione stessa non degeneri.
In questo caso è fondamentale che la famiglia e la scuola, i genitori e gli insegnanti si alleino in un processo di osservazione e di approfondimento, evitando di porsi in una posizione di giudici o peggio investigatori, intenti a smascherare le mancanze reciproche.
In queste situazioni, al pari di altre altrettanto delicate, l’alleanza tra le figure genitoriali ed insegnanti o professori, a seconda dell’ordine scolastico frequentato dal figlio, è fondamentale per dare una lettura e
riempire di significato una frase così inusuale all’interno di una storia in cui raramente si era manifestata .
Non di rado il rifiuto di uscire di casa per andare a scuola, protratto nel tempo, può assimilarsi al ritiro sociale, sintomatico di un bisogno di controllo di quanto sta avvenendo l’interno dell’ambiente domestico.
Non a caso in situazioni di conflittualità genitoriale o di maltrattamento il figlio può decidere di erigersi a controllore degli equilibri famigliari.
Restando in casa a volte il comportamento che allarma maggiormente gli adulti può essere l’uso smodato della tecnologia, al punto da far temere una dipendenza da internet o dallo smartphone ma questo è solo la punta dell’iceberg, un sintomo che necessita dell’alleanza tra genitori (anche quando non più coniugi) e l’alleanza di questi ultimi con le altre figure educative di riferimento, quali possono essere quelle scolastiche, fondamentale affinché questo sintomo assuma un significato chiaro e possa essere trattato come tale.

Questo non vuol dire che dietro un rifiuto di continuare ad andare a scuola ci sia solo il malessere familiare ma vuol dire che l’approfondimento per comprendere ed intervenire sulle motivazioni alla base del rifiuto si debba addentrare in più luoghi e che l’alleanza scuola/famiglia è IMPRESCINDIBILE per essere davvero di aiuto ai propri figli.

Tag: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *