Il bambino con il pigiama a righe – dialogo fra Bruno e Shmuel


il bambino con il pigiama a righe film

 

Cosa dire ai bambini nel giorno della memoria? Come spiegare ai bambini la Shoah?

 

Condivido, nel giorno della memoria, il dialogo fra Bruno e Shmuel, protagonisti del testo di John Boyne “Il bambino con il pigiama a righe”.

“Io so solo questo” esordì Shmuel. “Fino a due fa vivevo con mia madre, mio padre e mio fratello Joseph in un piccolo appartamento sopra il laboratorio dove mio padre faceva gli orologi. Ogni mattina, alle sette, facevano colazione insieme e mentre noi eravamo a scuola, papà riparava gli orologi che la gente gli portava e ne costruiva anche di nuovi. Anch’io avevo un orologio bellissimo che mi aveva regalato mio padre. Ma adesso non ce l’ho più. Era d’oro e ogni sera lo caricavo prima di andare a letto e non sbagliava mai l’ora”.

“Che cosa gli è successo?” chiese Bruno “Me l’hanno preso ” disse Shmuel “Chi?” “I soldati, naturalmente” disse Shmuel, come se per lui fosse la cosa più ovvia del mondo.

Ma era tutt’altro che ovvia per Bruno.

“E poi un giorno le cose hanno cominciato a cambiare” continuò “Sono tornato a casa da scuola e mia madre stava facendo delle fasce per le braccia, da un pezzo di stoffa particolare, e su ognuno cuciva una stella. Erano così”. Fece un disegno con un dito nella terra polverosa ai suoi piedi.

“E ci hanno detto che ogni volta che uscivamo di casa dovevamo metterci uno di questi bracciali … Abbiamo portato i bracciali per alcuni mesi e poi le cose sono cambiate di nuovo. Ci hanno detto che non potevamo più vivere nella nostra casa …”.

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“Questo è successo anche a me!” esclamò Bruno, felice di non essere l’unico bambino costretto a non traslocare sempre … “Ci siamo ritrovati qua e io odio questo posto!”. Aggiunse a voce piuttosto alta. “È venuto anche a casa tua (il Fùhrer) e ha fatto la stessa cosa?”

“No” rispose Shmuel “Ma ci hanno detto che non potevamo più vivere nella nostra casa siamo stati costretti a trasferirci in una parte diversa di Cracovia, dove i soldati hanno costruito un grande muro e i miei genitori ed io e i miei fratelli dovevano vivere in un’unica camera”. “Tutti voi?” chiese Bruno “In una stanza sola?” “E non solo noi” rispose Shmuel “C’erano anche un’altra famiglia, la madre e il padre litigavano in continuazione e uno dei loro figli era più grande e grosso di me e mi picchiava anche se io non facevo niente”. “È impossibile! Tutti in quell’unica stanza!” disse Bruno, scuotendo il capo “È assurdo!”. “Tutti” disse Shmuel e fece sì con la testa. “Undici in tutto. Bruno aprì la bocca per ribattere: non credeva che undici persone avessero davvero vissuto nella stessa stanza. Ma poi cambiò idea. “Siamo vissuti lì per mesi” continuò Shmuel “Tutti in quella stanza. C’era una finestrella, ma non mi piaceva guardare fuori perchè poi avrei visto il muro e odiavo quel muro, perché la nostra vera casa era dall’altra parte … Poi un giorno sono venuti i soldati con dei grandi camion” continuò Shmuel “E a tutti è stato ordinato di abbandonare le proprie case. Un sacco di persone non volevano e hanno cercato di nascondersi dove potevano; ma alla fine credo che abbiano presi tutti. E i camion ci hanno portati a un treno, e il treno …” Esitò e si morse il labbro. Bruno pensò che si stesse per piangere, e non riusciva a capire il perché. “Il treno era tremendo” disse Shmuel. “Per cominciare, eravamo troppi nei vagoni e non si poteva respirare. E c’era un odore spaventoso … Quando il treno finalmente si è fermato, eravamo tutti in un posto freddo e abbiamo dovuto cammina fino a qui”.

“Noi siamo venuti in macchina” disse Bruno …

“E la mamma è stata portata via e ci hanno sistemato nelle baracche, laggiù, ed è lì che viviamo da allora”.

Il bambino con il pigiama a righe (Best BUR)
“Il bambino con il pigiama a righe” di John Boyne (Rizzoli editore).

 

ATTIVITA’ IN CLASSE

Sul sito della maestra Mary potete trovare una scheda didattica molto interessante ed utile che potete scaricare gratuitamente: Per il giorno della memoria – scheda didattica da scaricare .

Nella scheda viene riassunta brevemente la trama del libro “Il bambino con il pigiama a righe”, vengono spiegati i simboli della Shoah e sono presenti delle risposte aperte di comprensione. La scheda può essere utilizzata anche per un laboratorio di scrittura creativa.

LA SHOAH RACCONTATA AI BAMBINI

Ma come spiegare ai bambini la Shoah?

Sul sito Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ho trovato alcune indicazioni molto utili a noi insegnanti e genitori per avvicinare i bambini ad una tematica così difficile e dolorosa. L’autore è la Professoressa Clotilde Pontecorvo dell’università “La Sapienza” (Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione).

Riporto le sue indicazioni:

1 – Evitare la rappresentazione realistica dell’orrore.
Utilizzare invece le rappresentazioni mediate, offerte da monumenti, musei, testi letterari, opere d’arte.

2 – Evitare resoconti troppo analitici e raccapricccianti.

3 – Evitare quindi anche il racconto di eventi, che possano essere troppo persecutori.

4 – Adeguare le proposte alle possibilità di comprensione e di empatia degli allievi, che sono variabili in funzione dell’età e della maturità psicologica.

5 – Favorire lo sviluppo di somiglianze e differenze con i perseguitati di allora: in questo ambito possono darsi dei processi di identificazione e a questo scopo si possono usare le storie delle vicende di bambini (quali quelle raccontate da Lia Levi) o di ragazzi, per quegli aspetti meno angosciosi e più comprensibili: ad esempio, il dover celare la propria identità, il dover trovare un rifugio per nascondersi, l’essere costretti a lasciare la propria casa e affrontare delle fughe un po’ avventurose.

6 – Far vivere in modo reale qualche aspetto della discriminazione: quella che è sempre in agguato in qualsiasi gruppo nei confronti dei diversi o in generale del gruppo estreaneo, ed ha luogo facilmente anche nei gruppi di bambini piccoli, oltreché di ragazzi.
Va anche ricordato che c’è stato qualcuno che si può avvantaggiare (economicamente o socialmente: v.esclusione dalle scuole, dalle università, dagli uffici pubblici) della discriminazione contro gli ebrei o altri diversi.

7 – Collegare questa esperienza alle discriminazioni di allora e di adesso, nei confronti degli ebrei, ma anche degli altri, attuali “diversi”.

8 – Ricordarsi che tutti i cattolici nel nostro paese, bambini e adulti, ricevono una prima informazione (già molto distorta) sugli ebrei come popolo antico, attraverso le vicende della vita e soprattutto della morte di Gesù: questa è stata (per secoli) la base di quell’antigiudaismo cristiano bimillenario, magistralmente ricostruito e condannato da Jules Isaac e da noi narrato assai bene da Cesare Mannucci (libro molto utile per qualsiasi insegnante italiano).

9 – Consentire ai bambini e ai ragazzi (di qualsasi età) di esprimere tutti i loro dubbi e interrogativi sulle cose (per molti versi incredibili) che sono loro raccontate. A partire dalle loro domande farli discutere tra loro quanto più liberamente possibile. Va ricordato che su questa tematica, possono entrare in gioco pregiudizi, a volte trasmessi direttamente o inconsapevolmente dal linguaggio (si pensi alla conotazione negativa del termine ‘ebreo’ o ‘giudeo’, erratamente associato a Giuda Iscariota o “rabbino”, così come è usato negli stadi italiani).

10 – Far riflettere i bambini e in modo particolare i ragazzi più grandi sulla funzione della memoria, che è in parte individuale (basta fare una piccola esercitazione su un ricordo personale, magari dell’estate precedente), in parte famigliare o del gruppo –classe, ma in parte anche collettiva e pubblica: questo del resto è uno dei significati di questa giornata che non a caso si chiama “della memoria”: come ricordo collettivo del fattore unificante della Repubblica Italiana e della più vasta Europa libera, che sono nate dalla lotta contro il fascismo e il nazismo, e quindi dal rifiuto di ogni discriminazione, di tipo razziale o etnico. Alla memoria collettiva servono i luoghi (i ghetti, i campi di sterminio, ad esempio), i monumenti, le opere d’arte, i musei.

11 – Collegare l’antisemitismo al razzismo, che allora venne alimentato (in Italia) dalle vicende della guerra d’Etiopia: si veda la mostra e il volume su “La menzogna della razza”. Può essere efficace citare la frase di Einstein, che a chi gli chiedeva qual era la sua razza, rispondeva : “razza umana”. 

Ai ragazzi più grandi può essere offerta anche una storia culturale essenziale del razzismo e dell’antisemitismo, nei loro sviluppi più recenti in Francia, in Germania, e in Europa in genere.

12 – E’ essenziale che gli insegnanti -qualunque sia l’età dei bambini – dedichino a questa tematica (quando l’hanno già definita tra loro) un incontro con i genitori dei loro allievi, per informarli del loro programma e per coinvolgerli, laddove sia possibile: possono esserci ancora dei nonni che sono in grado di portare delle testimonianze significative, attraverso i loro ricordi. Ma possono esserci anche posizioni contrarie e presenza di pregiudizi: è bene essere preparati, facendo riferimento alla legge dello Stato, che ha istituito la giornata dalla memoria, approvata dal Parlamento italiano nel 1999 all’unanimità.

LA SHOAH RACCONTATA AI BAMBINI

 

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