Il valore aggiunto dell’educazione bilingue: sfide e opportunità

di Stefania Feriti

E’ opinione comune che i programmi CLIL e ad immersione promuovano sia l’apprendimento delle lingue straniere sia quello del contenuto insegnato attraverso la lingua. Secondo Eurydice, il CLIL in particolare contribuisce a:

  • preparare gli alunni alla vita in una società più internazionalizzata, offrendo loro migliori opportunità sul mercato del lavoro (obiettivi socio-economici);
  • fornire agli alunni valori di tolleranza e rispetto nei confronti delle altre culture, attraverso l’uso della lingua straniera (obiettivi socio-culturali);
  • sviluppare competenze linguistiche che enfatizzano l’effettiva comunicazione, motivando gli alunni ad imparare una lingua usandola per raggiungere scopi pratici (obiettivi linguistici);
  • sviluppare conoscenze ad abilità di apprendimento relative alla materia appresa, stimolando l’assimilazione delle tematiche attraverso un approccio diverso ed innovativo (obiettivi educativi).

Oltre alle opportunità offerte da un’educazione bilingue, non possiamo non prendere in considerazione anche alcune sfide. La prima riguarda il fatto che l’introduzione di programmi bilingui in una fase precoce della carriera educativa dell’alunno può in qualche modo agire da “misura selettiva”, contribuendo all’esclusione di quegli studenti che hanno un apprendimento più lento rispetto agli altri o che presentano delle difficoltà di apprendimento. Questo è un punto che non può non essere preso in considerazione, ma che tuttavia non mette in dubbio i benefici dei programmi bilingui nelle scuole primarie. Tuttavia richiede agli insegnanti e a coloro che si occupano della programmazione didattica di considerare costantemente anche i casi più difficili, promuovendo l’integrazione degli alunni con maggiori difficoltà.

Più in generale è palese l’effetto positivo che la metodologia bilingue ha sull’acquisizione della lingua straniera. Diversi studi hanno dimostrato che gli studenti che abbiano potuto godere di un’educazione bilingue hanno avuto risultati migliori in diverse aree di competenza rispetto agli studenti che hanno frequentato corsi di insegnamento linguistico più tradizionale. Si sono riscontrati effetti positivi nelle aree dello sviluppo del vocabolario, delle competenze di acquisizione e produzione e della pronuncia, nonché un aumento significativo della motivazione all’apprendimento delle lingue straniere. Questo effetto positivo può derivare dal fatto che il processo di acquisizione della lingua straniera, nei programmi bilingui, assomiglia fortemente a quello di acquisizione della prima lingua: infatti se nella normale metodologia didattica delle lingue straniere il vocabolario appreso nella prima lingua deve in pratica essere appreso di nuovo nella seconda, l’acquisizione della terminologia nelle classi bilingue avviene non solo a livello linguistico, ma anche a livello concettuale. Ad esempio, se gli studenti vogliono apprendere le funzioni dello scheletro umano, dovranno apprendere allo stesso tempo i termini inglesi che le descrivono; nei processi bilingui la conoscenza del mondo e la conoscenza della lingua straniera sono legati fin dall’inizio, portando da un lato ad una comprensione più profonda tanto della materia quanto della lingua, e dall’altro ad una maggiore memoria di quanto appreso.

educazione bilingue.jpg 2Nelle lezioni bilingui il contenuto viene quindi usato in un contesto reale e serve come mezzo di negoziazione all’interno del processo di apprendimento: la comunicazione e l’uso della lingua non sono un processo a sé stante, ma vengono usati come strumento per risolvere problemi e per aumentare la conoscenza, proprio come avviene nell’acquisizione della prima lingua.

La terminologia linguistica acquisita nelle lezioni bilingui va oltre il livello comunicativo quotidiano e quindi oltre lo sviluppo delle “Basic Interpersonal Communication Skills” (BICS). Nel contesto dell’apprendimento bilingue gli studenti acquisiscono le cosiddette CALP (Cognitive Academic Language Proficiency), un tipo di linguaggio astratto e decontestualizzato, più tecnico, che tutti acquisiscono anche nella prima lingua. Mentre la terminologia che gli alunni acquisiscono nelle lezioni tradizionali di lingua straniera è solitamente legata ad argomenti della vita quotidiana, come i giochi, gli hobby, gli amici, la scuola, le vacanze etc., il vocabolario che si acquisisce nelle lezioni bilingue è legato a temi più astratti e impegnativi. Questi si concentrano ad esempio su fenomeni scientifici, come il ciclo dell’acqua, l’inquinamento, il ciclo della vita di una rana etc. Anche questi argomenti partono dall’esperienza reale dei bambini, ma tale connessione diventa sempre più labile con l’aumento della difficoltà dei contenuti da affrontare. Proprio per questo motivo l’apprendimento bilingue è più impegnativo, ma allo stesso tempo può portare ad un miglioramento esponenziale delle competenze linguistiche, da un punto di vista tanto qualitativo quanto quantitativo.

A livello didattico ci si è posti la questione se l’apprendimento simultaneo di due o più lingue possa in qualche modo provocare confusione e se questo influisca negativamente sull’acquisizione della prima lingua. Inoltre sono diversi gli insegnanti e i genitori che temono la mancata acquisizione da parte degli studenti dei contenuti di una materia, proprio a causa della barriera linguistica. Questi timori non sembrano però trovare fondamento nella pratica: i primi studi effettuati in contesti ad immersione hanno evidenziato come gli alunni bilingui acquisiscano una maggiore capacità di apprendere altre lingue anche dopo il periodo critico. Inoltre è stato dimostrato che il profitto scolastico nelle altre materie degli studenti facenti parte del programma di immersione non era minore di quello del gruppo di controllo, e anche se in alcuni casi l’apprendimento iniziale si è rivelato più lento, questa disparità si è ridotta a zero dopo un breve periodo di tempo. Dall’altro lato, gli studenti bilingui hanno registrato livelli più elevati di competenze sociali e comunicative, oltre a dimostrare più creatività ed efficienza nell’ambito del problem-solving, nonché una maggiore motivazione all’apprendimento.

educazione bilingue

Tutto questo avviene per diversi motivi. In primo luogo, le classi bilingue lavorano molto su forme di rappresentazione diverse e fanno largo uso di supporti visivi, per permettere agli alunni di comprendere il contenuto delle lezioni attraverso canali diversi. Inoltre l’apprendimento di lingua e contenuto nelle classi bilingue è sempre legato al “fare” qualcosa, ed è quindi un tipo di apprendimento più attivo che passivo. Queste modalità didattiche promuovono un apprendimento significativo, che Vygotsky descrive come segue:

“il successo nell’apprendimento di una seconda lingua è contingente ad un certo grado di maturità nella lingua nativa, in quanto il bambino può trasferire nella nuova lingua sistemi di significato che già possiede da sé. E’ però vero anche il contrario, cioè che una lingua straniera facilita una padronanza più elevata della lingua nativa. Il bambino impara a vedere il proprio linguaggio come un particolare sistema tra tanti, a valutare i suoi fenomeni attraverso categorie più generali e questo porta ad una maggiore consapevolezza delle proprie operazioni linguistiche.”

Materie come educazione fisica, biologia o arte sono le più indicate per un apprendimento significativo proprio perché implicano un’acquisizione legata all’azione, allo sperimentare, al muoversi e quindi al coinvolgere nell’apprendimento tutti i sensi. Allo stesso modo, risultano adeguate all’insegnamento bilingue anche quelle materie che permettano lavori di gruppo o a coppie (ad esempio attraverso esperimenti, presentazioni in classe etc.), in modo che gli alunni siano costantemente stimolati ad usare la lingua come mezzo di comunicazione. A livello generale, è importante assicurare la regolarità e la continuità della presenza della lingua straniera nella quotidianità scolastica. Bisogna inoltre ricordare come, quando parliamo di educazione bilingue, non dobbiamo concentrarci tanto sulla correttezza linguistica, ma valorizzare la dimostrazione dell’acquisizione dei contenuti, la capacità di formulare ipotesi e fare comparazioni, la stesura di questionari, l’analisi e l’interpretazione delle informazioni. In questo caso, il motto “messaggio prima della correttezza” è cruciale.

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