Le parole interrotte di Patrizia Rinaldi

“Tutto cominciò quella sera che mi portarono dal dottore. Anzi era una dottoressa […].

Andai verso la porta chiusa e la aprii solo un poco. Vidi mia madre e mio padre che parlavano con la cicciotella. […]

Papà e mamma parlavano a turno con lei […] mi girava la testa, le parole erano tante e difficili. Capivo solo qualcosa.

Poi mamma e papà non fecero più parlare la dottoressa e i discorsi diventarono più facili. Diventarono facili non perché erano facili veramente, ma perché li avevo sentiti mille volte e quindi per me erano facili: colpa-tua, colpa-mia, per esempio, oppure responsabile-tempo pieno e anche-io-lavoro-cosa-credi.”

 

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Ritardo nello sviluppo del linguaggio

Di Marianna Pappalardi

Mamma e Logopedista

Del sito Marshmallow games

 

Da logopedista, quando si tratta di bambini in età prescolare che ancora non parlano o il cui linguaggio è inadeguato e poco comprensibile, riconosco tre tipi di mamme:

  1. Le mamme catastrofiste
  2. Le mamme zen
  3. Le mamme realiste

Le mamme catatrofiste credono che il loro bambino abbia seri problemi, si lasciano andare a diagnosi estreme, ipotizzano autismo, mutismo, traumi infantili e magari immaginano persino di esserne la causa.

Le mamme zen non sembrano preoccuparsene assolutamente e sono convinte al 100% che si tratti di una pigrizia del tutto normale, dopotutto loro hanno parlato a 4 anni, a quanto dicono le loro rispettive mamme.

Le mamme realiste sono le vie di mezzo, più calme e ragionevoli, ma comunque abbastanza in ansia per la questione da informarsi a riguardo; solitamente hanno già avuto modo di confrontarsi con altre mamme o con degli specialisti.

Se fate parte dei primi due gruppi di mamme sappiate che, in entrambi i casi, si tratta di un eccesso!

Mamme numero 1: non dovreste essere troppo preoccupate, piuttosto assicuratevi di seguire bene le tappe necessarie per verificare che sia tutto a posto;

Mamma numero 2: non dovreste sottovalutare la cosa, potrebbe esserci qualcosa da approfondire.

Due aspetti fondamentali sono da verificare prima di proseguire:

  1. ASSICURATEVI CHE VOSTRO FIGLIO SENTA BENE

L’udito è il canale attraverso il quale il bambino apprende i suoni della lingua in tutte le sfaccettature, apprende come pronunciare le parole, come inserirle nelle frasi, come usare l’intonazione e così via.

Una ipoacusia, anche monolaterale, potrebbe essere la causa del mancato apprendimento o un ritardo del linguaggio; talvolta otiti ricorrenti causate da frequenti raffreddori possono provocare l’accumulo di muchi nell’orecchio medio che abbassano anche del 50-60% l’udito senza che siamo in grado di accorgercene, poiché non sempre le otiti si accompagnano a dolore.

È opportuno perciò assicurarsi che il bambino abbia un buon udito sottoponendolo ad un’accurata visita audiologica.

 

  1. CHIEDETEVI SE HA AVUTO DELLE REGRESSIONI

Talvolta le mamme riferiscono una regressione nello sviluppo del linguaggio del loro bambino. È risaputo che i bambini sperimentino il linguaggio, pertanto non sono da considerarsi regressioni quei casi in cui il bambino smetta di produrre gorgheggi, pernacchie o ripetizione di sillabe, purché questo significhi che le abbia sostituite con altre attività verbali.

Nei casi in cui il bambino in grado di ripetere parole di senso compiuto (ad esempio i versi degli animali o “mamma” e “papà”) smetta di pronunciare qualsiasi parola, sarà il caso di rivolgersi ad un logopedista o ad un neuropsichiatra infantile per una più attenta analisi del caso.

In ogni caso non trascurate mai l’ipotesi di rivolgervi ad uno specialista. Esclusi quindi i casi da approfondire, qui di seguito troverete qualche consiglio utile per stimolare adeguatamente il linguaggio del vostro bambino:

 

  1. VERBALIZZATE TUTTO

Assodato che non ci siano problemi sensoriali che impediscano l’apprendimento del linguaggio, concentratevi sul fatto che il vostro bambino non conosce ancora bene questo mezzo di comunicazione, non ha un vocabolario ricco, non sa articolare bene le parole, proprio come sarebbe per voi se steste cercando di imparare una lingua straniera, per cui è molto importante che abbiano qualcosa da imitare.

Adottate con i vostri bambini un linguaggio molto semplice e comprensibile e descrivete qualsiasi cosa state facendo, anche quella che vi sembra la più banale.

 

  1. STABILITE UN CONTATTO VISIVO

È molto importante che i bambini, oltre ad ascoltare il corretto modo di pronunciare una parola, siano anche in grado di vedere come si fa, osservando la posizione della lingua e della bocca durante la pronuncia di ogni fonema. Ragion per cui aspettatevi un bambino con la “R moscia” se anche voi l’avete!

 

  1. SILLABATE IL PIÙ POSSIBILE

Spezzettate in sillabe le parole, non dovete necessariamente scegliere parole che ritenente “semplici”, ricordate solo che l’apprendimento del linguaggio va a braccetto con la memoria a breve termine, che nel caso del linguaggio non è altro che la capacità di memorizzare un certo numero di sillabe. Per prima cosa i bambini impareranno a pronunciare parole bisillabiche, poi passeranno alle trisillabiche e così via, perciò non aspettatevi che la prima parola di vostro figlio sia “dinosauro”… non so se mi spiego.

 

  1. ATTENTI ALL’INTONAZIONE

Accentuare l’intonazione e l’enfasi aiuta il bambino a memorizzare meglio le parole, per cui esagerate molto con i toni di sorpresa, di gioia e tutti i rinforzi positivi, evitate i rinforzi negativi.

 

  1. EVITATE IL BAMBINESE

I nostri bambini devono già imparare tanto, non è necessario che imparino parole storpiate per poi doverle sistemare dopo, sarebbe un doppio lavoro!

 

  1. LASCIATE CHE SIA IL BAMBINO A PARLARE

Non sottovalutate il potere comunicativo dei bambini: sono in grado di dirci qualsiasi cosa solo con lo sguardo. Non interpretate i loro gesti, ma favorite il linguaggio, talvolta siamo così brave noi mamme a capire al volo i bisogni dei nostri bambini che dimentichiamo quanto questo possa essere dannoso per l’apprendimento del linguaggio.

Il nostro cervello e tutto il nostro corpo si comporta secondo il principio “massimo risultato col minimo sforzo”, perciò non meravigliatevi se un bambino che non ha mai dovuto preoccuparsi di procurarsi da bere non sia in grado di dire “acqua”!

 

  1. LEGGETE STORIE E FILASTROCCHE

Le filastrocche sono un potentissimo mezzo per insegnare il linguaggio ai bambini, stimolano il senso del ritmo, allenano la memoria a breve termine e prevengono la dislessia, oltre a fornire una serie infinita di vocaboli nuovi tutti da imparare.

Le storie forniscono un ottimo aiuto dal punto di vista della sintassi, i bambini sapranno qual è il modo corretto di costruire una frase; in più insegnano la sequenzialità temporale, molto utile nell’attività di struttura della frase.

 

  1. RISPETTATE I SUOI TEMPI!

Ogni bambino ha i suoi tempi. Quante volte avete sentito dire questa frase? Moltissime immagino e questa sarà l’ennesima! Il fatto che il figlio della vostra amica a 2 anni sappia recitare la Divina Commedia a memoria non vuol dire nulla, lasciate che i vostri piccoli sperimentino i suoni della lingua e date semplicemente loro i mezzi per farlo in maniera corretta.

 

  1. METTETEVI IN DISCUSSIONE!

Non correggete eventuali errori, non siate troppo dure e nemmeno troppo permissive, insomma lavorate principalmente sulla vostra ansia e sulle vostre aspettative. Non siete necessariamente la causa del ritardo di linguaggio del vostro bambino, ma non dovete nemmeno pensare di non potervi avere alcuna influenza… insomma siate mamme amorevoli e attente, come già sicuramente siete, e vedrete che sarete in grado di gestire al meglio anche questa sfida.

 

Decodificare il significato delle non parole con le mappe

Mappe mentali e concettuali: una grande risorsa per aiutare i bambini a studiare

Durante queste vacanze ho avuto il piacere di leggere “Diventare grandi … che fatica!”, un testo scritto da una mamma che narra il difficile percorso di crescita dei suoi figli. Nella parte conclusiva del testo racconta dei suoi primi approcci con le mappe concettuali da lei utilizzate per aiutare il figlio minore dislessico.

 

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Inizialmente non comprendeva la difficoltà del figlio e, soprattutto, non sapeva come aiutarlo a studiare. Grazie all’associazione dislessia questa mamma ha iniziato a comprendere: Luca (questo è il nome immaginario del bambino) aveva bisogno di qualcuno che decodificasse il significato delle non parole, ossia delle parole astratte, quelle che nella sua mente non venivano associate a nessuna immagine.

Piano piano la mamma di Luca ha iniziato a creare delle mappe concettuali che hanno permesso a Luca di studiare. Le sue mappe sono ora raccolta in un sito di grande utilità per genitori ed insegnanti: Studioinmappa.it

Ma perché le mappe concettuali sono così utili a Luca e a tutti i bambini con DSA ?

Nella testa di Luca nomi di città, nazioni, personaggi storici … non vogliono dire nulla; per lui dire che L’Italia è un paese frazione o un comune, piuttosto che una nazione non fa grande differenza.

Le parole astratte non hanno senso e, quindi, sono difficilissime da ricordare.

Dare senso alle parole, decodificarle, ordinare il testo ed organizzarlo tramite le mappe permette al fanciullo con DSA di comprendere quello che deve studiare. Nel momento in cui riesce a comprendere, il bambino si sente motivato e il suo stato d’animo diventa positivo.

 

“Se non imparo nel modo in cui tu m’insegni, insegnami come io imparo”

(Bruno Tognolini)

mappe concettuali

 

   

foto-dislessia

Guest post di Daniela Conti

Pensami al contrario è una raccolta di testimonianze che hanno come filo conduttore i disturbi di apprendimento (DSA), ossia la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Un libro-antologia, quindi, scritto da 64 autori: bambini e ragazzi coraggiosi che hanno avuto il coraggio di raccontare la propria esperienza, genitori che finalmente hanno aperto il loro cuore descrivendo fatiche e battaglie, insegnanti amorevoli e responsabili, educatori e psicologi che quotidianamente dedicano vita e professionalità a quel che viene chiamato “disturbo” ma in realtà è “caratteristica”.

Daniela Conti e Anna Paris, le curatrici, hanno raccolto storie, poesie, diari, lettere amorevoli e immagini. Hanno dato voce a tantissime persone e indirizzato questo lavoro a tutti: persone dsa e non, genitori, insegnanti e professionisti del settore. Ciascuno troverà parte del proprio vissuto ed imparerà a leggere “dal di dentro” l’esperienza dsa.

L’accento è posto sull’aspetto emotivo, quello vissuto e sentito.
Le difficoltà ad allinearsi ai percorsi scolastici possono essere superate utilizzando correttamente gli strumenti compensativi e dispensativi, ma come costruire un sé convinto e consapevole della propria ricchezza? Come superare il costante senso di inadeguatezza che il sistema scolastico, suo malgrado, crea? E lo stato costante di ansia che ne consegue?
Come vive un DSA, cosa succede nel suo intimo spazio, come percepisce il tempo passato a scuola, tra gli amici, in famiglia? Quali pensieri, emozioni, parole?
Raccontare e raccontarsi è diventato – in quest’ottica – un percorso di crescita, di consapevolezza verso una progressiva auto affermazione liberando la propria capacità espressiva, legandola proprio alla scrittura (punto dolente per il quale si è spesso giudicati negativamente) riuscendo a trasformarla in un motivo di orgoglio, una conquista. Scrivere è diventato un: “Io posso, io sono capace, ce l’ho fatta nella cosa che più mi spaventa”. Ho, in un certo senso, domato il drago.

Le curatrici hanno voluto dimostrare che chi ha un disturbo di apprendimento possiede doti importanti: fantasia, capacità espressiva, profondità di analisi.
Sono partite da una convinzione: chi vive lottando, chi è costretto a “fare più fatica” per farsi conoscere e ri-conoscere, chi trova quotidianamente strategie alternative per raggiungere risultati definiti “standard”, chi si è messo (o è stato messo) in un angolo e ha osservato gli altri sentendosi “sbagliato” e non all’altezza, ha maturato una capacità rara, la consapevolezza.
Ragazzi e adulti che hanno attribuito per anni ogni progresso alla “fortuna”, al “caso” e non alle proprie capacità, diventano protagonisti, rivelando capacità nascoste di cui noi siamo consapevoli e orgogliose.

Pensami al contrario ci parla di disturbi di apprendimento. I numerosi racconti si avvicendano trasportandoci in un mondo complesso e al contempo semplice. Storie che si assomigliano, da cui trarre insegnamento. Leggendo il libro, racconto dopo racconto, a noi sembra che le soluzioni stiano tutte lì, tra le parole. Facilissime perché hanno a che fare con la fantasia, la libertà, l’empatia, l’ascolto, l’osservazione e l’amore.

Parte degli autori ha deciso di donare il ricavato dei diritti a due associazioni: AID e Associazione Luce di Alghero.

È possibile acquistare il libro su Amazon

Per info o invii diretti contattare pensamialcontrario@gmail.com

Daniela Conti, Anna Paris

 

 

 

Il libro nasce grazie a una pagina Facebook creata con lo scopo di raccogliere storie di vita DSA. I racconti pervenuti sono inediti e frutto della libera interpretazione di ciascun autore, che si assume la responsabilità di quanto narrato. Abbiamo cercato, nel necessario lavoro di editing, di rispettare tutti i testi rendendo fluida e ortograficamente corretta la scrittura.

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