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Bambini e tablet: i docenti lanciano l’allarme

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Bambini e tablet: cosa sapere

Notizie dal Regno Unito

Gli insegnanti avvertono i genitori: i bambini hanno sempre più difficoltà

Fotografia: Frederick Florin / AFP / Getty Images

Gli insegnanti chiedono nuove ricerche per comprendere gli effetti della dipendenza da tablet; tra le preoccupazioni maggiori ci sono le evidenti difficoltà scuolastiche

L’allarme arriva dall’Association of Teachers and Lecturers in Gran Bretagna: i bambini in età prescolare sono più abili a usare lo schermo di un tablet che a giocare con le costruzioni, non solo, gli insegnanti affermano che i bimbi hanno problemi anche nella socializzazione e a concentrarsi.

Leggo con piacere un articolo apparso sul sito The guardian. Circa un mese fa mi sono recata in Inghilterra ad una fiera sull’educazione e, durante la visita, chiacchieravo e mi confrontavo con una collega relativamente al materiale degli stand esposti. La maggior parte mostravano applicazioni per tablet o pc da utilizzare in classe per sviluppare le varie discipline. Amo la tecnologia ma il pensiero del bambino si sviluppa attraverso il fare: toccare, scrivere e operare con gli oggetti. Niente di nuovo, l’ABC della psicologia dell’età evolutiva e della didattica. Ad un mese di distanza leggo che i docenti lanciano un allarme non poco preoccupante: secondo l’Association of Teachers and Lecturers in Gran Bretagna l’abitudine al pc e ai tablet  da piccini ha effetti negativi sulla capacità di manipolazione dei bimbi, ma anche sulla socializzazione e sulla concentrazione.

“Ho parlato con diverse maestre di scuola materna – spiega al Guardian Colin Kinney – e sono preoccupate per il numero sempre più alto di bambini che sanno come far scorrere uno schermo ma hanno poche, se non nessuna, abilità manipolative con le costruzioni o non sono in grado di socializzare con gli altri, ma i cui genitori parlano con orgoglio di come sanno maneggiare smartphone e tablet”.

“Gli insegnanti parlano a bambini che sono arrivati nelle loro classi dopo aver passato parte della notte a giocare con il computer – afferma Kinney -. La loro attenzione è così limitata che potrebbero tranquillamente non stare in classe”.

Il docente Mark Montgomery, che insegna in Irlanda del Nord, ha aggiunto durante l’intervista al Guardian che “quando le informazioni sono sempre immediatamente a disposizione degli studenti, c’è sempre meno bisogno di imparare e conservare la conoscenza”. Ha raccontato di come alcuni alunni della sua scuola avessero difficoltà a imparare alcune battute a memoria per svolgere un semplice un gioco, un’attività che negli anni precedenti non si sarebbe rilevata così difficile.

L’Association of Teachers and Lecturers conclude inoltre dicendo che sarebbe necessario effettuare maggiori studi sugli effetti di tablet e pc sui più piccini.

Questa intervista dovrebbe essere condivisa fra i docenti e letta soprattutto dai genitori. Nella scuola primaria italiana le docenti assegnano poesie da studiare a memorie, tabelline da ricordare, fanno fare esercizi di bella grafia.

Mi è stato detto da una mamma: “Trovo inutile insistere con il corsivo, in fin dei conti mia figlia non scriverà mai, ormai si usa solo il computer! E poi questi esercizi noiosi. Secondo me la scuola italiana dovrebbe essere più innovativa, stimolare di più, più creativa e digitale”. Mah … io utilizzo la lavagna interattiva e sto creando con i miei alunni un sito per i nostri lavori di scienze. Utilizziamo il microscopio e lo colleghiamo al pc ma, quando insegno italiano, faccio scrivere e scrivere ancora i bambini.

Quando ho insegnato la simmetria ho portato a scuola le costruzioni e, facendo, i bambini hanno capito. Certo ci sono anche mille applicazioni per insegnare matematica e scienze. Bellissime e utilissime ma non possono sostituire il fare per apprendere, lo “scrivere per produrre”, “per creare con le parole e le frasi”.

Il digitale devo essere uno strumento che si affianca e non sostituisce i libri o gli altri supporti di apprendimento. Come tutti gli strumenti non è buono o cattivo: dipende dal modo in cui viene usato. Tablet e telefonini possono essere utilizzati come supporto all’apprendimento ma non come strumento principe della didattica: il protagonista deve essere il bambino e la sua voglia di sperimentare.

 

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