ALIENAZIONE GENITORIALE: quando l’altro genitore diventa il cattivo

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ALIENAZIONE GENITORIALE: quando l’altro genitore diventa il cattivo

di Silvia Rosiello

Essere bambini nel conflitto tra genitori, non è mai facile. Soprattutto quando si arriva all’alienazione genitoriale e si “manipola” il figlio per averlo come alleato.

Con i tempi che cambiano e le instabilità che ci circondano, diventano sempre più frequenti i divorzi. Genitori che non si amano più, che si tradiscono, che si abbandonano in un rapporto sterile. E figli che crescono in due case, con diverse regole e molto spesso provando odio per uno dei due genitori. Analizziamo In particolare quest’ultimo aspetto, si tratta della sindrome da alienazione genitoriale.

Durante un conflitto, a volte un genitore può usare il figlio come alleato e metterlo contro l’altro. Si parla di persona alienante e alienata. La prima è quel genitore che insinua il dubbio nel bambino, raccontandogli aspetti negativi dell’altro, denigrandolo fino a tal punto che il figlio diventa alleato del genitore alienatore. L’alienato è invece quel genitore che subisce questa “campagna di diffamazione” e si ritrova a perdere il legame con il proprio bambino, al punto tale da sentirsi rifiutato da suo figlio.

Questa dinamica avviene generalmente nei casi in cui si combatte per la custodia dei figli e si fa di tutto per ottenerla non tenendo conto degli aspetti psicologici a cui può portare. Gardner, psichiatra statunitense e teorico della sindrome di alienazione genitoriale afferma infatti che “Questi bambini tendono a sentirsi responsabili della felicità dei genitori e tutto ciò interferisce con lo sviluppo del bambino stesso e la capacità di instaurare buone relazioni sociali con i propri coetanei.”

 

 

Mentre da uno studio italiano di Lavadera et. All, condotto alla Sapienza di Roma sono emerse alcune caratteristiche tipiche del bambino che si trova in questo conflitto genitoriale:

  • nascita di un “falso se” ovvero un sé che si vuole adattare alla realtà e proteggersi con questa maschera all’ambiente in cui si trova;
  • comportamenti manipolatori, motivati dall’interesse personale;
  • perdita del rispetto nelle figure genitoriali;
  • visione della famiglia distorta in quanto il bambino vede la realtà dal punto di vista del genitore alleato;
  • disregolazione emotiva in quanto il bambino non si sente libero di provare emozioni soprattutto verso il genitore alienato.

Tutto questo si traduce spesso in disturbi nelle attività quotidiane (sonno, alimentazione) e nel comportamento (aumento dell’aggressività per attirare l’attenzione e poter canalizzare nella rabbia le emozioni inespresse).

Come curare la sindrome da alienazione genitoriale?

Ovviamente non essendo una malattia non esiste una vera e propria cura. Tuttavia è un meccanismo che può causare danni importanti nel bambino, per questo bisognerebbe cercare di cambiare la mentalità del genitore alienante. Per farlo è utile seguire un percorso psicologico tale che possa permettere la fine di questo conflitto e consentire al genitore alienato di ristabilire il legame con suo figlio.

Spesso la via legale utile è l’affidamento congiunto. Tutto ciò serve a favorire il legame genitore-bambino che è alla base delle successive relazioni che una persona instaura. Se non c’è un attaccamento caratterizzato da una base sicura a cui il bambino può reggersi nel suo sviluppo, egli cambierà il modo di vedere la realtà e di costruire i futuri rapporti sociali.

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